11 settembre 1973: Cile, il colpo di Stato del generale Pinochet indignò il mondo L’11 settembre del 1973 l’unico governo socialista eletto democraticamente viene destituito da un colpo di Stato militare sostenuto dagli USA. Nell’ambito del clima della Guerra Fredda infatti gli Stati Uniti temono un altro Stato marxista in America, soprattutto dopo l’avvicinamento di Allende a Castro. Salvador Allende inoltre aveva nazionalizzato molte attività economiche prima in mano a multinazionali americane. Soprattutto le miniere di rame, di cui il Cile è primo produttore, vengono tolte alle oligarchie economiche e nazionalizzate. Gli USA fi nanziano il sindacato dei camionisti perché blocchi, attraverso degli scioperi, il trasporto di merci. In breve la moneta cilena subisce un’infl azione spaventosa e l’approvvigionamento di materie prime è bloccato. L’opposizione parlamentare defi nisce il governo anticostituzionale e lo delegittima. Allende indice allora un referendum per consultare la popolazione ma l’11 settembre del 1973 i militari intervengono attaccando la Moneda, il palazzo presidenziale. Allende si uccide per non doversi arrendere ai militari. A capo del colpo di Stato c’è il generale Augusto Pinochet che darà inizio ad una dittatura e alla feroce repressione nei confronti degli oppositori. La dittatura di Pinochet, che durerà fi no al 1988, causerà infatti più di 3000 tra morti e desaparecidos e torturerà 30.000 persone. Molti oppositori politici fuggono dal paese. Nel Cile viene adottata una politica economica ultraliberista.