Cenni storici
Cenni storici

Le ombre lunghe della crisi petrolifera del 1973 e l’attenzione al controllo dei consumi e alla dipendenza da fonti non rinnovabili, si allungano anche al 1977, che è un anno di austerity. L’attenzione ai consumi è, all’inizio dell’anno, al centro di un discorso di Berlinguer, leader del Pci, al momento impegnato in una politica di avvicinamento alla Dc per una possibile proficua collaborazione di governo: il cosiddetto “compromesso storico”. È una politica che non convince tutti, da una parte e dall’altra, e anche dagli Stati Uniti viene guardata con fastidio e sospetto. Il 1977 è un anno complesso, contraddittorio e complicato. È un anno di grande contestazione, la più importante dopo i fermenti del ,68. Gli atenei italiani sono in rivolta contro la riforma Malfatti.A partire da Palermo, inizia l’occupazione delle Università. L’universo giovanile di sinistra (sia quello legato ai movimenti studenteschi che quello più vicino ai raggruppamenti sindacali autonomi) sembra non trovare un suo spazio nel “compromesso storico” con la Democrazia cristiana ed esprime il proprio disagio anche contro la linea riformista del Pci: emblematica la contestazione degli autonomi a Lama, segretario della CGIL, giunto all’Università per un comizio. Le piazze d’Italia assistono quasi quotidianamente a degli scontri e, in alcune città, il livello di violenza è alto. Anche laddove, come a Bologna, il movimento aveva cercato strade non violente ma, piuttosto, creative e di sperimentazione, la situazione precipita, lascia morti a terra e finisce in episodi di guerriglia urbana. L’ordine va riportato con ogni mezzo, anche con i corazzati. Il convegno indetto in settembre a Bologna, con il proposito di riunire e rinnovare il movimento, mostra lo spegnersi della vitalità creativa del ,77 che rifluisce in ripiegamenti individuali o, in alcuni casi, nella tentazione della lotta armata. Tutto ciò accade e si intreccia con la “strategia della tensione” e gli “anni di piombo”: sequestri ed omicidi (di varia provenienza, ma con un protagonismo forte delle BR) sono all’ordine del giorno e colpiscono, con particolare forza, il mondo del giornalismo. Dal 27 al 31 dicembre si susseguono sequestri, attentati e omicidi di diversa provenienza: una chiusura d’anno in linea con gli altri dodici mesi.