2 agosto 1980: una bomba alla stazione di Bologna La scritta “edizione straordinaria”, che campeggia sulla prima pagina, ci dice subito che è successo qualcosa di straordinariamente grave: il colpo d’occhio ci consegna l’immagine della stazione di Bologna sventrata, ridotta un cumulo di macerie. Se non fosse il 1980 e non si trattasse di un quotidiano, potrebbe venire da pensare ad una foto del 1943, quando la stazione, centro strategico delle comunicazioni, fu ripetutamente colpita dalle bombe alleate. Invece no, sono le 10,25 del 2 agosto 1980, un sabato estivo in tempo di pace. Uno scoppio violentissimo nella sala d’aspetto di seconda classe provoca il crollo di 30 metri di pensilina e delle strutture sovrastanti. Il treno Ancona-Chiasso, in sosta sul primo binario, viene investito dall’esplosione. I destini di tante persone provenienti da città straniere ed italiane (siamo nel pieno delle vacanze estive e Bologna è passaggio obbligato per tante destinazioni) vengono tragicamente fermati, come l’orologio esterno che si sceglierà di lasciare fisso su quell’ora. La città, pur sbigottita, si trasforma in una gigantesca macchina di soccorso ed assistenza per le vittime. Ognuno cerca di dare il proprio contributo. All’autobus 37 il triste compito di trasportare i cadaveri. La prima ipotesi, lo scoppio della caldaia, cede velocemente il posto alla certezza dell’esplosione di un ordigno; le caratteristiche dell’attentato e la rivendicazione più attendibile orientano presto verso la matrice neofascista. Il 6 agosto viene fissata la data dei funerali a cui parteciperà tutta la città che, tra rabbia e dolore, darà una sua risposta decisa al terrorismo: la volontà di non cedere alla paralisi del terrore. Nonostante l’individuazione degli esecutori materiali, ancora oggi, l’associazione dei familiari, sostenuta da tutti coloro che hanno a cuore la vita democratica, porta avanti la sua battaglia perché sia fatta piena luce sui fatti.