12 giugno 1981: tutta l’Italia nel buco nero che inghiottì il bimbo di Vermicino È un tardo pomeriggio di quasi estate: 10 giugno, ore 19. Alfredo Rampi, sei anni, cade in un pozzo che lo intrappola per tre giorni e da cui non esce vivo. In questi tre giorni si susseguono momenti di speranza, fallimenti, nuove speranze, sino alla disperazione fi nale, che tutta l’Italia vive, insieme. La Rai, infatti, segue e trasmette, in una lunghissima diretta (la prima del genere) l’agonia di Alfredino, le lacrime della mamma Franca, ai margini del pozzo, e quelle del presidente Pertini, accorso sul posto, il susseguirsi di tentativi, generosi ma ineffi caci, che non sono in grado di impedire l’esito tragico. Tutta l’Italia lo piange insieme, mentre, per la prima volta, conosce il brivido complesso e contraddittorio di una morte in diretta, tragicamente vera, come un primo reality show che inaugura la cosiddetta “TV del dolore”. Che una tragedia privata potesse diventare spettacolo non è cosa comune, ancora. Dalla storia senza lieto fi ne del piccolo Alfredino e dalla volontà di sua madre di trasformare il dolore privato in impegno pubblico, nasce il “Centro Alfredo Rampi”, tuttora impegnato a promuovere una cultura della sicurezza da contrapporre al fatalismo della “tragedia inevitabile”.