11 luglio 1982: l’Italia campione del mondo con “Pablito” Rossi, contro veleni e silenzi stampa Per l’Italia i campionati del mondo del 1982 sono come una boccata d’aria fresca inaspettata in un luglio torrido. L’inflazione è altissima, il potere d’acquisto mai così basso e molti italiani sono senza lavoro. Come scrive Carlo Maurizi, l’Italia avrebbe ben altro a cui pensare che non a una partita di calcio, ma questo è un momento magico, come un risveglio dopo un lungo inverno. Il pre-mondiale non promette nulla di buono: mille polemiche si scatenano attorno alle scelte tecniche dell’allora mister Bearzot (d’altronde si sa, noi italiani siamo tutti allenatori!): la convocazione di troppi giocatori juventini (altro classico della critica), la mancata scelta di giocatori simbolo di squadre che non si sentono rappresentate da questa Italia, ed infine l’aver chiamato Paolo Rossi, appena uscito da due anni di squalifica per il calcio scommesse. Uno scandalo enorme che ha coinvolto sia squadre di serie A che di serie B e di cui si è molto parlato, anche perché le immagini dei giocatori arrestati e portati via in manette a fine partita sono state trasmesse in diretta nel corso della trasmissione sportiva 90° minuto. A livello penale gli indagati vengono prosciolti, ma la giustizia sportiva fa il suo corso. Bearzot non se ne cura, va dritto per la sua strada, sostiene le sue scelte, forte del lungo periodo alla guida della Nazionale italiana e forse se lo può permettere perché nessuno crede veramente in questa vittoria. è un miracolo in cui si comincia a sperare piano piano, dai pochi appassionati che seguono la gara del 14 giugno alla folla nelle piazze dell’11 luglio. Sempre più fiduciosi, ma senza osare sperarci troppo. L’Italia parte sfavorita, inseriti come testa di serie, come vincitori di almeno un titolo, ci troviamo contro Polonia, Camerun e Perù. Il 14 e il 18 giugno rispettivamente contro Polonia e Perù portiamo a casa un pareggio che non fa che aumentare le critiche contro le scelte del commissario tecnico, ma per uno strano gioco del destino ci ritroviamo secondi del nostro gruppo e superiamo questa prima fase. La seconda fase non fa ben sperare: gli avversari sono Brasile e Argentina, ma contro ogni previsione l’Italia batte entrambe le squadre e si ritrova in semifinale nuovamente contro la Polonia, stavolta le cose vanno diversamente. L’Italia vince 2 a 0, grazie ad una doppietta del tanto criticato Paolo Rossi (che nel frattempo è diventato ‘Pablito’, l’idolo italiano) e approda alla finale contro la Germania dell’Ovest. La mattina della finale il presidente della Repubblica Sandro Pertini parte in gran segreto per assistere alla partita, il presidente del Consiglio Spadolini invece rimane a Roma, sono momenti difficili per la politica italiana e gli viene consigliato di non partire. Affrontiamo la gara esaltati dalle dichiarazioni di Bearzot: “Primo: non prenderle! Secondo: è imperativo, vincere. Terzo: non c’è un terzo punto perché i primi due han già detto tutto” e alla fine sono le parole di Nando Martellini che ancora ci fanno battere il cuore: “Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finito! Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!!!”. Lo ripete tre volte, tante quante sono le vittorie dell’Italia ai mondiali. Tutti incollati alla Tv a gioire e a guardare il presidente Pertini, che allora aveva 86 anni, esultare come un bambino al fischio finale. Io l’ho vissuto, ero una bambina che di calcio non sapeva nulla, ma mio nonno era un appassionato, leggeva la “Gazzetta” tutti i giorni; cominciava il lunedì a comporre la schedina del Totocalcio da giocare il venerdì. Ero al mare e in me rimane il ricordo della speranza che cresceva di partita in partita e dell’esplosione di gioia finale; ho guardato affascinata la gente impazzita nelle piazze urlare la sua gioia e dimenticare per una notte tutti i propri guai.