17 giugno 1983: noto conduttore tv, arrestato per camorra e droga. Assolto, morì di cancro Genovese di nascita, laureato in giurisprudenza, giornalista, conduttore televisivo, membro del Partito radicale ed infine europarlamentare, Enzo Tortora è un personaggio scomodo, uno di quelli che non riesce a sottostare alle imposizioni. Prima della sua incriminazione, quella che segnerà per sempre la sua carriera e la sua vita, è già stato oggetto di polemiche e dibattiti. Entra in Rai nel 1951 tramite concorso e qui comincia la sua carriera. Tra il 1956 e il 1962 lavora in diverse trasmissioni: Primo applauso, Tele Match, Campanile sera, dove è l’inviato di Mike Bongiorno. Un primo esilio dalla Rai avviene perché a Telefortuna manda in onda un’imitazione di Amintore Fanfani, allora presidente del Consiglio, fatta da Alighiero Noschese e giudicata offensiva dalla censura. Inizia allora una collaborazione con la Televisione svizzera, dove presenta Terzo Grado. Torna in Rai nel 1965 e conduce per due anni Il gambero, una trasmissione radiofonica, e contemporaneamente gli vengono affidati La Domenica Sportiva e Giochi Senza Frontiere. Viene nuovamente allontanato nel , 69 perché rilascia al settimanale “Oggi” un’intervista in cui critica la Rai e il monopolio televisivo. Per nulla scoraggiato fonda a Milano “Telealtomilanese” e “Antenna 3”, le prime televisioni private italiane. Torna nuovamente in Rai nel 1977, inizialmente affianca Raffaella Carrà in Accendiamo la lampada e poi conduce la trasmissione Portobello, il cui titolo è ispirato alla londinese Portobello road. Portobello resta la trasmissione di punta di Rai 2 dal 1977 al 1983. Racchiude vari format, tanto che ad essa si ispirano molte trasmissioni degli anni a venire, da Carramba a Chi l’ha visto, il suo punto di forza è quello di dare voce al telespettatore rendendolo protagonista. Il successo di Portobello viene bruscamente interrotto alle 4 di mattina del 17 giugno 1983; Tortora viene arrestato, forse non a caso, di venerdì, il giorno della messa in onda di Portobello. è accusato di traffico di stupefacenti e associazione di stampo mafioso. Le accuse rivolte a Tortora si basano sulle dichiarazioni di 13 pregiudicati che contemporaneamente lo citano per reati diversi. Il presentatore sconterà 7 mesi di carcere e continuerà la sua detenzione agli arresti domiciliari. Al suo arresto l’opinione pubblica si divide, anche tra gli stessi giornalisti c’è chi lo accusa, mentre altri ne faranno il simbolo della malagiustizia, come Dino Biondi, che, proprio sulle pagine del “Carlino”, si schiera a difesa di Tortora. Non tutti concordano sull’innocenza, ma tutti ritengono che contro Tortora ci sia stato un accanimento giudiziario e mediatico inaccettabile. Un anno dopo il suo arresto viene eletto deputato al Parlamento Europeo, ma, quando il 17 settembre del 1985 viene condannato a dieci anni di carcere, non approfitta dei suoi privilegi, anzi si dimette da europarlamentare, rinunciando così all’immunità. Il 15 settembre dell’86, Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla Corte di appello di Napoli e l’anno dopo anche dalla Corte di Cassazione. Il 18 maggio 1988 muore, ma prima di cedere alla malattia si fa promotore di un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e, nel 1987, riprende, se pur per un breve periodo, Portobello. La sua frase, pronunciata dopo la lunga interruzione carceraria, “Dunque, dove eravamo rimasti?” è rimasta nel cuore degli spettatori.