26 aprile 1986: l’incidente nella centrale ucraina, 200 mila chilometri quadrati contaminati 

Ciò che è successo a Chernobyl è ben riassunto nell’articolo di Roberto Giardina: un insieme di errori umani ha creato un effetto domino, culminato con l’esplosione, le cui conseguenze hanno scatenato il panico in Europa.
A peggiorare le cose, l’assenza di una celere comunicazione da parte del governo sovietico, che avrebbe volentieri evitato di diffondere la notizia e l’ha fatto solo due giorni dopo l’incidente, quando la Svezia chiede spiegazioni: i sistemi di controllo della centrale nucleare di Forsmark, 150 km a nord di Stoccolma, infatti, hanno registrato picchi notevoli di radioattività su uno degli addetti all’impianto. Inizialmente il governo svedese dà l’ordine di evacuazione, ma poi si rende conto che le forti anomalie non provengono dalla sua centrale, ma dalla vicina Ucraina. Alle prime richieste di spiegazione dell’ambasciatore svedese il Cremlino nega, ma poi Mosca si rende conto che non può nascondere l’accaduto e dirama un comunicato stampa, ammettendo l’avvenuto incidente. Negli anni emergerà una verità ancora più scomoda: sembra infatti che l’esplosione sia avvenuta a causa di una serie di test ordinati dal governo sovietico per veri care se le centrali potevano resistere ad un possibile attacco nemico. Siamo in piena “guerra fredda” e la paura è forte sia in Occidente sia nei paesi legati all’Unione Sovietica. Dopo l’esplosione, la nube di fumi, contenenti isotopi radioattivi, si alza per oltre un chilometro sopra la centrale e, mentre i componenti pesanti di questi fumi ricadono nelle vicinanze, quelli leggeri, ovvero i gas, iniziano la loro marcia verso l’Europa. Quando si diffonde la notizia, si scatena il panico; ci si rende conto che il mondo non è poi così grande e ciò che succede a migliaia di chilometri si ripercuote anche da noi. Una mano invisibile si espande e causa danni irreparabili alla salute delle persone. L’esplosione di Chernobyl sprigiona un’energia pari a dieci volte la potenza della bomba di Hiroshima. In tutta Europa sorgono proteste spontanee contro il nucleare. Mille persone lavorano all’impianto e circa duecento pompieri arrivano subito per domare l’incendio, tra questi 134 contraggono la sindrome da intossicazione radioattiva acuta, a causa delle forti radiazioni. Duecento persone sono ricoverate immediatamente: 31 muoiono nel 1986 e 19 nei vent’anni successivi. Sulle effettive conseguenze di Chernobyl ci sono versioni contrastanti, a seconda che le fonti siano favorevoli o contrarie all’uso del nucleare. Chi vorrebbe introdurlo in Italia riporta 58 vittime e 4.000 casi di cancro alla tiroide, mentre Greenpeace, cita valori molto diversi: le sole forme tumorali, per esempio, secondo loro, sarebbero pari a 270 mila casi fra Ucraina, Bielorussia e Russia. Ancora oggi, a distanza di trent’anni, il reattore di Chernobyl trasmette radiazioni, la radioattività è talmente alta da distruggere i robot di ispezione. Per questo è stato necessario costruire un “sarcofago” che ricopre la centrale e che la rende parzialmente innocua. Dopo il primo, progettato per durare al massimo trent’anni, quest’anno se n’è costruito un altro (a un costo esorbitante), che durerà solo un centinaio d’anni. Poi saremo da capo...