9 novembre 1989: i berlinesi dell’Est si affollarono ai varchi e i vopos non spararono 

Il muro di Berlino è per 28 anni, dal 1961 al 1989, il simbolo della Guerra Fredda: una divisione politica, sociale e ideologica tra americani e sovietici, non solo di una città, ma di un intero paese (iniziata già nel 1945, la Guerra Fredda si trascina no agli anni ottanta). Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, Berlino viene divisa in quattro zone, sottoposte ai vincitori della guerra: Unione Sovietica, America, Francia, e Gran Bretagna. Ma Berlino si trova circondata dal territorio della Germania orientale, occupata dalle truppe sovietiche. E quando nel 1948 Stalin blocca per un anno le strade di accesso alla città, la parte occidentale è costretta a creare un ponte aereo per rifornire gli abitanti. L’Unione Sovietica, che nella seconda guerra mondiale ha perso molte vite umane e investito enormi risorse, si appropria di tutto ciò che può: fabbriche, materie prime, ricchezze, arrivando così a farsi odiare dal popolo tedesco. Gli americani adottano la politica opposta, cercano alleati contro il “nemico” e li ottengono dando loro aiuti alimentari, medicine, vestiti. Inoltre ambiscono ad unire la loro zona con quelle di francesi e inglesi, per rafforzare la propria posizione contro i russi. Nascono così le “due Germanie”, la DDR (Repubblica Democratica Tedesca) all’est, sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, e la BRD (Repubblica Federale della Germania) all’ovest, sotto l’influenza degli Stati Uniti. Sul piano economico la Germania occidentale vive negli anni ,50 un fortissimo boom, mentre la parte orientale fa molta più fatica a riprendersi, svantaggiata per le pesanti richieste economiche imposte dall’Unione Sovietica e per la mancanza di aiuti. Più Usa e Urss intervengono a livello politico, maggiori sono le differenze economiche tra le due Germanie. Negli anni ,50 centinaia di migliaia di persone, soprattutto i giovani, quelli che hanno una certa cultura e aspirano a una buona occupazione, fuggono dall’est all’ovest. La Germania dell’est corre ai ripari e il 13 agosto 1961 interrompe ogni collegamento con Berlino ovest e ordina ai militari di costruire un muro attraverso tutta la città. La gente inizialmente è perplessa, guarda con curiosità questa nuova costruzione, alcuni capiscono e scappano in tempo, ma i più restano intrappolati, separati dalle loro famiglie e dai luoghi a loro cari. Da quel momento i confini tra est e ovest sono presidiati, i soldati sparano a chiunque tenti di passare. Dal lo spinato, si passa al muro, alle torrette, alle mine anti-uomo, alla corrente ad alta tensione, in un’escalation di terrore. Il risultato finale è un muro alto tre metri e sessanta, lungo 155 km che ha ben 302 torri di osservazione. è una tragedia umana. Molti tentano di scappare, 138 muoiono; nel tempo i tentativi di fuga diventano sempre più originali e sofisticati, un buon numero riesce a fuggire, ma molti di più vengono catturati e rinchiusi. Un po’ alla volta il popolo si rassegna, le condizioni economiche della Germania dell’est migliorano e passano così 28 anni in cui si parla poco del muro, se non alle feste nazionali. Negli anni ,80 però qualcosa cambia: Gorbaciov diventa il leader dell’Unione Sovietica e adotta una nuova politica, la perestrojka (ricostruzione): lascia libertà ai paesi del Patto di Varsavia e adotta riforme economiche e democratiche. La popolazione della DDR, che vive un periodo di crisi economica e politica, auspicherebbe lo stesso genere di riforme, ma i leader non accolgono alcuna richiesta. Il popolo, ancora una volta, sembra subire con rassegnazione; ma qualcosa si muove: sempre più gente chiede asilo alle ambasciate degli Stati vicini, ora più facili da raggiungere. La strada per la libertà si apre definitivamente quando l’Ungheria, a settembre del 1989, apre i suoi confini con l’Austria. Da quel momento il flusso di persone che arriva nella Germania dell’ovest attraverso l’Ungheria e l’Austria aumenta di giorno in giorno. Il popolo della DDR comincia a farsi sentire e il governo corre ai ripari cambiando i vertici, ma ormai è tardi. A novembre un annuncio relativo alla concessione di una maggiore libertà di spostamento viene interpretato come l’ordine di far cadere il muro. Impossibile descrivere la gioia di un popolo che ritrova la libertà, impossibile spiegare cosa vuol dire poter riabbracciare qualcuno che non vedi da 28 anni, rivedere i luoghi, rivivere i ricordi che il muro aveva nascosto. Dopo l’euforia dei primi giorni si deve fare i conti con la realtà: esistono ancora due Stati tedeschi con sistemi politici ed economici completamente diversi. Il popolo si vede e si sente già unito, i governi del mondo sono più prudenti, ma nessuno riesce più a placare il desiderio di libertà che è sbocciato nei giovani berlinesi e che, come un’onda, ha travolto tutta la Germania, l’Europa, il mondo. Inizialmente i governanti internazionali, pur apprezzando la caduta del muro, si dimostrano cauti su una possibile unione delle due Germanie, ma quando si rendono conto che la gente all’est vuole il benessere e lo vuole subito, convengono che l’unico modo per fermare la fuga dall’est è appoggiare la riunificazione. Il 3 ottobre 1990 la DDR si auto-scioglie e le sue regioni vengono annesse alla Repubblica Federale.