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7 agosto 1991: immigrazione, i ventimila albanesi disperati che catturano il mercantile Vlora

Il 7 agosto 1991, durante le operazioni di sbarco nel porto di Durazzo, la Vlora, una nave costruita in Italia, ma battente bandiera albanese, viene assalita da una folla di circa 20.000 migranti albanesi senza permesso di uscita, che costringono il comandante a salpare per l’Italia alla volta di Brindisi; le autorità italiane, con l’intento di guadagnare tempo per organizzare gli aiuti, la dirottano su Bari. È ad oggi il più grande sbarco di clandestini mai giunto in Italia. Uno sbarco che ha scosso le coscienze perché ha colto impreparati sia la Protezione Civile che i centri di accoglienza. È uno sbarco inaspettato perché l’Albania non è un paese in guerra, il popolo non fugge dalla morte, ma dalla crisi economica. Non c’erano le condizioni per chiedere asilo politico, proprio per questo i più vengono rimpatriati, mentre qualcuno riesce a fuggire e a farsi una nuova vita in Europa.

Nel 1985, ben sei anni prima dello sbarco che è oggetto di questa prima pagina, uno studioso di demografia francese, Jean Legrand, aveva pubblicato un articolo nel quale, proiettandosi in un immaginario futuro, descriveva l’inizio degli sbarchi clandestini. Li colloca con ottimismo nel 2010, mentre in realtà il fenomeno prende il via già nei primi anni ,90 e da allora aumenta incessantemente; altra imprecisione nella sua “visione” è la destinazione di queste “centinaia di migliaia di disperati”; lui prevede sbarchi in Costa Azzurra e non in Sicilia, e non ha una mente così criminale da prevedere l’intervento degli scafisti, che raccolgono gente n nelle zone più interne del continente e non solo sulle coste dell’Africa settentrionale. Leggendo gli articoli usciti nel tempo sul tema “sbarchi”, ci si rende conto che la discussione verte sempre sugli stessi temi: condanna degli scafisti, problema dei centri di accoglienza e cordoglio verso le vittime. Non si analizzano mai le cause e non si cerca mai di eliminarle: la prima è il divario economico tra noi e alcuni paesi del sud del mondo. Abbiamo vissuto migliaia di anni sfruttando il Terzo Mondo e ora “questo ci occupa casa”, ma cosa faremmo noi al loro posto? Se il nostro paese fosse affiitto da malattie incurabili, fame, carestie, guerre civili, non daremmo anche noi fondo ai nostri risparmi? Non cercheremmo anche noi di salire con la nostra famiglia verso una destinazione migliore, un futuro migliore? Noi ormai ci percepiamo poveri, ma ai loro occhi rappresentiamo il benessere, abbiamo scuole, strade, strutture che a loro mancano. Inoltre la caduta del blocco russo ha dato nuova vita agli sbarchi, spingendo il popolo albanese verso le nostre coste, così come le guerre civili e la povertà dei paesi più ad est come Afghanistan, Pakistan, Iraq. Le ultime previsioni dicono che la fase migratoria verso l’Europa durerà almeno vent’anni; un tempo lungo, che fa paura se pensiamo a come avvengono ora gli sbarchi, per questo è importante creare una politica di supporto sia per i migranti, sia per chi li deve ospitare. Ancora più importante non cedere all’odio verso “l’invasore”, ma ricordare che anche noi non troppo tempo fa siamo stati migranti.