Cenni storici

Nel 1992 la mafi a esplode i suoi colpi più efferati nel tentativo di dimostrare che non è stata piegata dalla sentenza del Maxiprocesso istruito dal pool antimafi a giunto alla sentenza di Cassazione che ha confermato le condanne di primo grado. Il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta vengono uccisi dall’esplosione di una carica di tritolo che, come è stato appurato, non ha neppure esercitato tutta la sua forza dirompente. Ai funerali, celebrati nel Duomo di Palermo il 25 maggio, lo Stato non può essere neppure rappresentato da un presidente, che verrà nominato il giorno stesso al sedicesimo scrutinio. Nel silenzio delle istituzioni prorompe il grido di Rosaria Costa, moglie di uno degli agenti di scorta: “Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato... chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafi a, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare”. Il 19 luglio una seconda bomba esplode in via d’Amelio, provocando la morte di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta. Si inaspriscono le pene per i condannati mafi osi, viene inviato l’esercito in assetto di combattimento. Si scatena la guerra. Del resto, lo stesso esplosivo utilizzato per gli attentati era stato fornito da un pescatore siciliano che aveva recuperato ordigni bellici inesplosi della Seconda Guerra Mondiale.