What's app... ened
What's app... ened

23 luglio 1993: Tangentopoli: una delle vittime fu Raul Gardini, il corsaro dell’economia italiana

Il suicidio di Raul Gardini segna uno dei momenti più drammatici dell’in- chiesta giudiziaria sulla corruzione della politica italiana, la cosiddetta Tangentopoli. L’imprenditore ravennate, che era stato a capo del gruppo petrolchimico Montedison, si toglie la vita quando si rende conto che il pool di Mani Pulite sta per arrestarlo. Pochi giorni prima si era tolto la vita in carcere Gabriele Cagliari, accusato di aver pagato tangenti ai partiti, la stessa accusa da cui si sarebbe dovuto difendere Gardini. L’inchiesta, iniziata l’anno prima con la scoperta di una tangente ad un esponente socialista di secondo piano, Mario Chiesa (un “mariuolo”, secondo la definizione del suo segretario Bettino Craxi), si era allargata a macchia d’olio in brevissimo tempo e la diffusione capillare della pratica illecita era stata ammessa dallo stesso Craxi in un’udienza parlamentare: “I partiti (...) hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale.” (B. Craxi, 3/7/92). Il discorso riecheggiava quello tenuto il 3 gennaio 1925 da Benito Mussolini, durante il quale il leader fascista si era assunto la responsabilità morale del delitto Matteotti. Probabilmente Craxi sperava con il suo discorso di ottenere lo stesso risultato ottenuto a suo tempo da Mussolini, ovvero il dissolversi delle accuse, ma non sarà così. La classe politica italiana uscirà falcidiata dall’inchiesta, e Craxi morirà ad Hammamet, dove attendeva la sentenza definitiva del processo che avrebbe dovuto vedere tra gli imputati anche Raul Gardini.