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24 marzo 1999: la Nato attacca la Serbia per liberare il Kosovo, dal 1989 asservito a Belgrado Di nuovo c’è ben poco. La situazione nella zona dell’ex federazione jugoslava, creata da Tito con il motto Fratellanza e Unità, viene spazzata via, agli inizi degli anni , 90, dalle dichiarazioni di indipendenza della Slovenia prima (1991, riconosciuta il 15 gennaio 1992) e della Croazia (1991) e Serbia (1992) poi. Riaffiorano vecchie idee nazionaliste che vengono alimentate dalle ambizioni personali dei leader politici. Interessi economici vengono coperti dalla vernice delle differenze religiose tra ortodossi, cattolici e musulmani. I territori degli Stati vicini, dove sono presenti o minoranze serbe o croate, vengono invasi. La guerra è sanguinosa e coinvolge soprattutto la Bosnia Erzegovina e la sua capitale Sarajevo, dove hanno sempre convissuto popolazioni di diverse etnie e religioni. Il resto d’Europa è incapace di intervenire e il passato ritorna con l’orrore dei campi di concentramento e del disumano “non senso” della pulizia etnica. Fino al massacro di cittadini bosniaci musulmani di Srebrenica ad opera delle truppe serbo-bosniache del generale Ratko Mladic sotto gli occhi dei caschi blu olandesi dell’ONU. Con gli accordi di Dayton, si arriva nel novembre del 1995 ad un trattato politico geografico. Poi la guerra riprende nel Kosovo (provincia serba a maggioranza albanese). La regione aveva sempre goduto di una maggiore autonomia politica in Serbia proprio in virtù della sua composizione sociale, ma il governo presieduto da Slobodan Milosevic, a partire dal 1989, limita questo statuto speciale fino ad annullarlo. Dal 1989 al 1995 ha inizio una resistenza non violenta della popolazione albanese del Kosovo guidata da Ibrahim Rugova, leader del partito LDK (Lega Democratica del Kosovo). Inizia la “serbizzazione” della zona attraverso repressioni e stupri pianificati. Dal 1996 al 1999 una organizzazione paramilitare, l’esercito di liberazione del Kosovo (UÇK), reagisce con atti terroristici e di guerriglia fino all’intervento della NATO il 24 marzo del 1999. Il bombardamento sulla Serbia porta con sé altre distruzioni e morti, soprattutto fra i civili. Vengono usati missili ad uranio impoverito. I bombardamenti durano fino al giugno dello stesso anno. Il Kosovo è diventato uno Stato indipendente nel 2010, non riconosciuto dalla Serbia né dall’ONU. La minoranza serba, per paura di rappresaglie, è emigrata.