L’Italia sognava e volava. Nel 1911 un’ondata di sciovinismo percorse il paese da Nord a Sud e il primo ministro Giovanni Giolitti in settembre diede il via alla conquista della Libia. L’Italia voleva crescere. E nella turbolenza di quei giorni e dei venti di guerra contro l’Impero Ottomano i primi eroi dell’aria cominciarono a far parlare di se stessi fra cronaca e leggenda. Il volo era energia, affascinava le folle, risvegliava le coscienze.Venne predisposta la Flottiglia aeroplani, composta da 4 reparti con 9 aerei che facevano base a Tripoli,Tobruk, Bengasi, Derna, Nomi che oggi riemergono dalla storia nello scenario del caos libico fra guerriglieri del califfato, due incerti governi nazionali, e la marea di migranti che arrivano in Italia. Gli aviatori divennero presto personaggi quasi mitologici, evocativi di coraggio e forza. Ciò che la giovane Italia voleva dimostrare al mondo.Volavano gli arditi con la divisa ma salivano in cielo con senso di sfida anche i civili. Una delle prime grandi imprese con le ali che entusiasmarono l’Italia giolittiana e i cittadini che guardavano stupiti col naso all’insù i temerari dell’aria ebbe i natali a Bologna, proprio grazie ad una iniziativa de “il Resto del Carlino”. L’incredibile, impensabile, coraggioso raid aereo prevedeva il tragitto Bologna- Venezia- Rimini- Bologna. Oggi si fa quasi con un deltaplano a motore, allora fu una impresa che il giornale titolò così:“Grande raid aereo franco-italiano, organizzato da il Resto del Carlino in omaggio al Petit Journal” (che organizzò il Parigi - Roma ndr). Alle ore 7,32 del 17 settembre 1911 dall’aerodromo Zappoli di Bologna su un monoplano Bleriot partì per primo l’aviatore Le Lasser, un tipo tosto e raffinato nello stesso tempo. Lo seguì alle 7,42 di quella giornata di sole incerto Deroy su un Farman, poi via via tutti gli altri ogni dieci minuti. Decollarono in 14: sei stranieri e otto italiani. L’Italia volava. Il mese successivo, in ottobre, intanto scattarono le operazioni militari libiche. Il 23 si registrò la prima missione di un’ora in territorio nemico del capitano Carlo Maria Piazza su un Bleriot. L’ufficiale prese appunti e disegnò schizzi dell’oasi di Tripoli.Da Bologna gli aviatori fecero sognare nobili e popolani, donne e ragazzi. Durò tre giorni la trasvolata, con passaggio anche a Ferrara. Per indicare la rotta giusta ai piloti due punti di segnalazione direzionale, attraverso una fumata, vennero allestiti sul Reno a Montalbano. Da Francolino a Fossa d’Albero poi a Ro, Zocca e Dazio di fronte a Polesella in Veneto vennero issate bandiere bianche sui campanili.Altro che strumentazione di bordo. Le Lasseur, un asso della cloche, vide per primo Ferrara e si aggiudicò il premio degli albergatori. Qualcuno rischiò grosso. Deroy fu costretto ad un atterraggio di fortuna a Gallo, il tenente Rossi se la cavò per un pelo finendo in un campo di Copparo. Il mattino dopo partenza fino all’arrivo trionfale aVenezia per poi ripartire alla volta di Rimini e quindi di Bologna. I piloti avevano gli occhi gonfi di fatica, qualcuno la barba lunga e lo sguardo annebbiato.Al ritorno a Bologna sorrisero e si abbracciarono forte, Uno per tutti, tutti per uno. La rotta era tracciata. Il 19 settembre sfrecciò in cielo da Bologna l’aviatore Achille Del Mistro. Per la prima volta in Italia prese l’avvio il servizio di “posta aerea”.