Prima pagina della prima uscita del Carlino

Come sintetizzò in modo mirabile il giornalista Dino Biondi che ne raccontò la storia, il Carlino fu una moneta fino al 1885 e dopo diventò un giornale. La storia è troppo bella e divertente per non essere ripetuta.Venne trovato quel nome perché era venduto con il resto di due centesimi a chi acquistava un sigaro da otto centesimi con una baiocca da dieci centesimi, ovvero con un “carlino”. Da qui “il Resto del Carlino”. Poi non possiamo non ricordare il fondatore, che non fu solo ma fu lui ad avere l’idea e dunque onore al merito. Fu l’avvocato bolognese Cesare Chiusoli a cui si aggiunsero altri tre legali, che misero nell’impresa cento lire a testa. Cittadini meritevoli ma poco versati con l’amministrazione, tant’è che l’impresa stava per naufragare quando arrivò il salvatore, l’avvocato Amilcare Zamorani, che rimise tutto a posto. Così con data 20 marzo 1885 uscì il primo numero e fu un successo. Oggi non sarebbe stato possibile nemmeno immaginare quella testata, così politicamente non corretta. L’immagine di una giovane donna che con aria voluttuosa fuma una sigaretta con un bocchino lunghissimo. Oggi, come minimo, avrebbero dovuto scrivere: il fumo provoca la morte e sarebbe stato poco invitante. Quel che colpisce dalla lettura è la qualità della scrittura, molto curata, moderna e sintetica. Il primo articolo in alto a sinistra, quello che in gergo si chiama l’apertura della pagina, è dedicato alla disastrosa gestione finanziaria dell’Egitto e alla decisione del governo inglese di rinviarne l’esame a dopo le feste di Pasqua. L’ultima notizia della pagina, quella in basso a destra, è un’indiscrezione da Roma con l’annuncio di una missione a Massaua nella campagna in Eritrea in cui si era avventurato il governo di sinistra guidato da Agostino Depretis. Mentre nella colonna centrale c’è quello che oggi chiameremmo il fondo di presentazione firmato “i redattori”. E anche qui dominano sintesi e chiarezza. “Vogliamo fare un giornale piccino per chi non ha tempo di leggere i grandi”. Questione attualissima. Un giornale che risponda ad una primaria domanda:“che c’è di nuovo”.E che sia rivolto ad un pubblico oggi diremmo trasversale: “l’uomo d’affari, l’operaio, l’artista, la donna troveranno in un batter d’occhi le notizie esatte e recenti”. Più moderno di così non poteva essere. Come fosse nato oggi.