1° gennaio 2002: la giovane valuta irrompe festosa subito dopo la mezzanotte A 16 anni dalla sua introduzione, avvenuta nel 1999 per i pagamenti virtuali, e nel 2002 come moneta vera e propria, sono ancora molti i dibattiti sull’Euro. Una parte dell’Italia sostiene sempre la moneta unica, un’altra parte rimpiange le “buone e vecchie” Lire. Quando il 1° gennaio del 2002 l’Euro comincia a circolare tutti si chiedono dove ci porterà questo cambiamento, le fi le alle casse dei negozi si allungano, le signore sono in diffi coltà nonostante i convertitori distribuiti un po’ ovunque sotto forma di gadget. Solo 12 dei 15 Stati che allora facevano parte dell’Unione Europea adottano l’Euro, Danimarca e Regno Unito hanno scelto di non farlo, mentre la Svezia non è considerata ancora pronta economicamente. In seguito si sono aggiunti altri paesi, ma ancora sette (oltre alle solite Danimarca e Regno Unito), sono esclusi. Per poter entrare in “Eurolandia”, bisogna infatti rientrare nei criteri stabiliti nel 1992 dal Trattato di Maastricht e cioè: avere un defi cit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo, un rapporto debito/PIL inferiore al 60%, infl azione e tassi d’interesse dentro parametri stabiliti e comunque in media con gli altri Stati, infi ne appartenere da almeno due anni al Sistema monetario europeo. L’Italia in realtà nel 1999 ha il rapporto debito/PIL più alto del 60%, ma ci è permesso comunque adottare subito l’Euro perché siamo sulla strada giusta verso il raggiungimento dell’obiettivo. Negli anni seguenti entrano nell’Eurozona anche la Slovenia (2007), Cipro e Malta (2008), la Slovacchia (2009), l’Estonia (2011), la Lettonia (2014) e la Lituania (2015). La moneta unica europea è utilizzata anche in altri sei Stati europei: Andorra, Città del Vaticano, Principato di Monaco, San Marino, Montenegro e Kosovo. L’Euro è moneta uffi ciale anche negli Stati dipendenti dai paesi che lo hanno adottato, come i dipartimenti e le collettività francesi e le città spagnole situate in Africa del Nord. Il nome Euro è stato scelto perché si pronuncia e si scrive allo stesso modo in quasi tutta Europa, solo la Grecia chiama la moneta unica Eupò in caratteri ellenici, e la Bulgaria Евро, in caratteri cirillici. Inizialmente il Trattato di Maastricht indicava la nuova moneta con il nome di Ecu, ma è stato modifi cato perché la traduzione in francese è scudo, che ricorda un’antica moneta della Francia, e in tedesco ha assonanza con la parola mucca, poco adatta ad una moneta. Le monete immesse nel 2002 sono 8, di grandezza e spessore diversi, ognuna caratterizzata da un lato comune a tutti i paesi, mentre l’effi gie sull’altro lato è di competenza dei singoli Stati. La Finlandia e i Paesi Bassi hanno scelto di non coniare le monete da 1 e 2 centesimi. Le banconote invece sono sette, anch’esse di colori e dimensioni diversi e sono uguali per tutti gli Stati membri. Ogni taglio presenta una particolare tematica architettonica e storica nel contesto europeo, il tema infatti è “Età e stili d’Europa”. Nella fase di passaggio dalle Lire all’Euro l’Italia ha attuato molte iniziative di informazione a supporto dei cittadini, ricorrendo alla televisione e alla distribuzione capillare di materiali informativi. Anche i privati e le associazioni di categoria si sono spese per informare i loro membri e prepararli all’uso della nuova moneta. Così quando dopo due mesi, il 1° marzo 2002, è terminata la doppia circolazione Euro/Lira, i cittadini si sono dimostrati abbastanza pronti. Per lo smaltimento di tutte le monete e le banconote in Lire è stata prevista la possibilità di cambiarle fi no al 1° marzo 2012, ma solo presso le sedi della Banca d’Italia. Il 31 dicembre 1999 1 euro equivale a 1936,27 lire, ma nei mesi immediatamente successivi alla sua introduzione si verifi cano conversioni distanti da quelle uffi ciali, soprattutto per quanto riguarda i beni alimentari e di consumo, l’impressione è che sia stato convertito 1 euro con 1000 lire, dimezzando il valore reale della moneta. Inoltre si assiste all’applicazione di forti arrotondamenti su prezzi e tariffe. Dal 2001 ad oggi la pizza margherita è aumentata del 98%, il cono gelato registra il +206% e il tramezzino il +114%. Mentre in altri ambiti, come per elettrodomestici, telefonia, hi-tech c’è una diminuzione dei prezzi. Inoltre, grazie all’introduzione dell’Euro, milioni di italiani possono acquistare una casa benefi ciando di mutui a tassi minimi, ma i redditi sono rimasti quasi al palo e, per di più, sono stati erosi dagli aumenti di spesa. Negli ultimi anni, con l’acuirsi della crisi, si è inasprito il dibattito tra chi è ancora a favore dell’Euro e chi invece esprime forti dubbi sull’opportunità di mantenerlo come moneta unica. In realtà la maggior parte degli economisti non mirano a tornare alle vecchie Lire, ma propongono di cambiare le regole modifi cando alcuni Trattati, come il Fiscal Compact.