19 marzo 2002: l’uccisione di Marco Biagi Alla confl uenza tra via Dell’Inferno e via Valdonica c’è oggi, a Bologna, una piazzetta intitolata a Marco Biagi perché è lì vicino che il professore universitario viveva ed è lì che è stato ucciso la sera del 19 marzo alle 20,15 da un gruppo autodenominatosi Nuove Brigate Rosse. Le Brigate Rosse ricordano gli Anni di Piombo e l’azione terroristica volta a destabilizzare lo Stato e la democrazia. Gli arresti degli anni , 80 e l’azione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, avevano contribuito a sconfi ggere questo gruppo terroristico. Alla fi ne degli anni , 90 però viene ucciso il consulente del ministro del Lavoro Massimo D’Antona (20 maggio 1999) e l’attentato viene rivendicato dalle Nuove Brigate Rosse. Anche Marco Biagi è consulente per il ministero del Lavoro del governo Berlusconi e propone una modifi ca delle leggi che regolano il mercato del lavoro. In particolare la proposta di Biagi è quella di apportare modifi che all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che riguarda la reintegrazione, in caso di licenziamento illegittimo (ovvero effettuato senza comunicazione dei motivi, ingiustifi cato o discriminatorio), di un lavoratore. Dal punto di vista dei sindacati la proposta è pericolosa perché apre ad un più facile licenziamento e viene vista come una regressione verso la situazione degli anni , 50 e , 60, che era costata lunghe lotte ai lavoratori dipendenti. Dal punto di vista del giurista del lavoro Biagi, invece, quella norma blocca le assunzioni e si dovrebbe intervenire in materia di diritto del lavoro proponendo la possibilità di contratti di lavoro più fl essibili, quindi non a tempo indeterminato, oppure per quelli a tempo indeterminato, con una più facile possibilità di licenziamento da parte dell’imprenditore. Lo scontro tra le due diverse visioni è molto duro ma sempre ispirato dai limiti della democrazia usando il dibattito, la contrattazione e lo sciopero come arma di dissenso. Il clima politico particolarmente caldo e le minacce ricevute dal prof. Biagi però avevano fatto sospettare di un possibile attacco contro il giuslavorista, che aveva chiesto la scorta, visto il precedente del collega Massimo D’Antona. Proprio per il caso Biagi e le polemiche per la mancata protezione, il ministro dell’Interno Claudio Scajola darà le dimissioni. Il sindacato della CGIL aveva proclamato lo sciopero generale per il 22 marzo successivo. A Roma convergono alla manifestazione più di un milione di persone testimoniando la loro opposizione alla legge in preparazione alla Camera, condannando però il terrorismo. La manifestazione ammutolisce per un minuto quando viene ricordato Marco Biagi assassinato solo tre giorni prima. Il Parlamento approverà la legge n. 30 del 14 febbraio 2003, conosciuta come “legge Biagi”.