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12 novembre 2003: l’autobomba di Al-Qaeda causò la morte di 19 italiani e 9 iracheni La seconda guerra del Golfo, iniziata il 20 marzo 2003, era stata fortemente voluta da George Bush (presidente degli Stati Uniti) che accusava il presidente dell’Iraq, Saddam Hussein, di occultare la costruzione di armi di distruzione di massa. Dalla fine della prima guerra del Golfo (febbraio 1991) infatti l’Iraq, che aveva perso la guerra, era stato sottoposto ad un embargo e al divieto di fabbricare armi nucleari o cosiddette non convenzionali. Per questo lo Stato era sottoposto ad un controllo periodico, da parte degli ispettori dell’ONU, che Saddam Hussein aveva spesso concesso malvolentieri o tentato di boicottare quando si trattava di ispettori americani. L’accusa degli USA però appare tuttora infondata perché non sono mai state trovate armi illegali nell’arsenale iracheno. A questa accusa se ne aggiunge un’altra: dopo l’11 settembre 2001 e l’attacco alle Twin Towers a New York, si sospetta di legami tra Al-Qaeda (il gruppo terroristico islamico responsabile dell’attentato) e l’Iraq di Saddam Hussein. Questa volta però il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non concede il via libera all’intervento militare (come aveva fatto per la prima guerra del Golfo. Vedi scheda e articoli dedicati). Gli USA e l’alleato britannico decidono tuttavia un attacco preventivo e danno avvio alla seconda guerra del Golfo insieme a contingenti canadesi e australiani. L’obiettivo dichiarato è far cadere il governo di Saddam Hussein e avviare un processo di democratizzazione. L’Italia, la Spagna e altri paesi europei sostengono l’intervento ma inviano il proprio contingente militare a guerra conclusa per operazioni di peacekeeping. Finita la guerra, però, e abbattuto il regime di Saddam Hussein, inizia un dopoguerra difficile e tormentato per l’Iraq. Il paese è diviso, dal punto di vista religioso, tra sunniti e sciiti. La ricchezza del sottosuolo ha spinto sia le nazioni straniere che gruppi armati locali a cercare di prendere il potere e gestirlo. è cresciuta l’adesione a quei gruppi islamici estremisti che la guerra preventiva avrebbe dovuto sconfiggere. In questo quadro l’Italia, come altri paesi, è chiamata a traghettare l’Iraq verso la pacificazione e verso un modello di stato democratico. A Nassiriya, nel sud del paese, si stanzia l’MSU ovvero l’Unità Specializzata Multinazionale del corpo militare dei Carabinieri. Devono portare avanti progetti di peacekeeping, come addestrare la nuova polizia irachena, aiutare la ricostruzione di infrastrutture pubbliche e servizi essenziali come quelli sanitari, fare attività di bonifica del territorio dalle bombe ecc. Gli occidentali sono però visti come nemici e fatti oggetto di attentati terroristici come quello descritto dall’articolo del Carlino che hai letto.