La copertina del Time magazine con l'uomo dell'anno del 2011: il manifestante

La scintilla che ha innescato la Primavera araba è scoppiata nella Tunisia profonda. La cittadina è Sidi Bouzid, nella regione centrale interna del Paese, a circa 110 chilometri dalla città costiera di Sfax, una zona molto povera nella quale i disoccupati sono circa un terzo della popolazione. A Sidi Bouzid, il 17 dicembre del 2010, si è dato fuoco Mohammed Tarek Bouazizi, 26 anni, detto Basbusa, venditore ambulante di frutta e di ortaggi, orfano di padre dall’età di tre anni, sei fratelli e sorelle minori, la mamma risposata con un fratello del marito, come si usa nelle zone più legate ai dettami del Corano. Mohammed lavorava da quando aveva dieci anni. A venti, secondo la sorella Samia, ha lasciato la scuola. Altre fonti sostengono invece che era laureato in lingua e letteratura araba. Di sicuro con la sua attività di ambulante assicurava un contributo importante al reddito della famiglia. Spingeva una piccola carriola e guadagnava 140 dollari al mese. Sognava di acquistare un camioncino. Il giorno prima di appiccarsi le fiamme per protesta avrebbe comprato a debito la frutta e la verdura da vendere. Secondo la sua famiglia, fu umiliato da una dipendente del Comune, una certa Faida Hamdi. La donna lo avrebbe preso a schiaffi, gli avrebbe sputato addosso e avrebbe confiscato tutta la merce e le bilance. Un fratello della Hamdi ha negato il sopruso. Secondo un’altra testimonianza, raccolta dal quotidiano saudita “Asharq al-Awsat”, i responsabili dell’angheria sarebbero stati alcuni collaboratori della Hamdi. In ogni caso il governatore al quale Mohammed aveva chiesto di restituirgli gli attrezzi si rifiutò di riceverlo. Bouazizi comprò una lattina di benzina e si diede fuoco vicino all’ufficio del funzionario. Morì il 4 gennaio al centro grandi ustionati di Ben Arous. Fu l’inizio della rivolta contro il presidente Zine el-Abidine Ben Ali. Il despota fu costretto a lasciare il potere dopo 23 anni e a fuggire. Il 14 gennaio del 2011 volò con la famiglia a Gedda, in Arabia Saudita. Secondo l’Onu, durante la Rivoluzione dei gelsomini hanno perso la vita cento tunisini. Il 18 gennaio 33 membri del clan famigliare di Ben Ali sono stati arrestati. La tv ha esibito il tesoro di oro e di gioielli sequestrati alle persone finite in cella. La rivolta è dilagata. Si è estesa alla Libia, all’Egitto, alla Siria, allo Yemen con esiti diversi. In Libia è crollato il regime di Gheddafi. In Egitto ha costretto Mubarak a dimettersi. In Siria e in Yemen è divampata la guerra civile. Nel Paese di Bashar al-Assad si è consolidato il sedicente Califfato Islamico di Abu Bakr al-Bagdhadi che poi ha occupato Mosul, la seconda città dell’Iraq, e larga parte della provincia di al-Anbar. La carriola di Mohammed è un oggetto di culto. Per averla un facoltoso imprenditore del Kuwait ha offerto diecimila dollari.