Il terrorismo islamico, i cambiamenti climatici e i terremoti sembrano caratterizzare negativamente l’andamento di questo 2010. Lo sversamento di petrolio dell’impianto estrattivo Deepwater Horizon nel golfo del Messico è ricordato come il più grande disastro ambientale causato dall’uomo nel continente americano. Il 20 aprile del 2010, l’impianto di proprietà della British Petroleum prende fuoco, innescando una immensa fuoriuscita di idrocarburi dal fondale. L’incendio non viene domato e l’impianto estrattivo collassa nel fondale marino. Il presidente Barack Obama ha spedito un conto di 69 milioni di dollari alla British Petroleum per i risarcimenti ambientali e le spese di bonifi ca dell’area, operazioni che comunque non hanno evitato il disastro ambientale. Sono stati versati in mare 172 milioni di galloni di petrolio (1 gallone americano equivale a 3,785411784 L). Intanto Haiti deve nuovamente subire le conseguenze di un disastro naturale. Un terremoto di magnitudo 7,7 colpisce l’isola già vittima di uragani, inondazioni e povertà. La raccolta di fondi che coinvolge tutto il mondo servirà per arginare anche l’epidemia di colera che si sviluppa come conseguenza della mancanza di acqua potabile. Nel 1991, con la prima Guerra del Golfo, l’esercito statunitense aveva fatto il suo ingresso in territorio iracheno e i fatti dell’11 settembre 2001 avevano rilanciato la necessità della presenza americana nell’area mediorientale. Con Barack Obama si assiste al ritiro dell’esercito dall’Iraq e ad un sostanziale fallimento di tutta la politica occidentale nella terra del Tigri e dell’Eufrate. Insieme a tante notizie negative ne rimane però una incoraggiante: Aung San Suu Kyi, leader pacifi sta della protesta contro la dittatura militare in Myanmar, viene liberata. Le pressioni internazionali e la forza del movimento per la pace hanno vinto.