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13 gennaio 2012: Costa Concordia, la notte guappa di Francesco Schettino: 32 morti Il naufragio della Costa Concordia sarà ricordato per diversi motivi. Il primo è la causa del disastro, il famoso “inchino”, ovvero il passaggio intenzionale a distanza ravvicinata dalla costa dell’Isola del Giglio come forma di “saluto”. Il secondo è la celebre telefonata durante la quale il capitano De Falco intima al comandante Schettino di ritornare sulla nave. L’ordine non verrà eseguito e la motivazione di Schettino (“È buio!”) verrà commentata, tra gli altri, da David Letterman. Il terzo è l’incredibile serie di circostanze che hanno impedito alla Costa Concordia di diventare un altro Titanic. La sera del 13 gennaio 2012 la nave transita troppo vicino agli scogli e li urta lateralmente. Si apre uno squarcio di circa 70 metri, sotto la linea di galleggiamento, che rende la nave ingovernabile nel giro di pochi minuti. La nave prosegue per forza d’inerzia verso il mare aperto, poi le correnti la riportano verso l’isola e la depositano su un gradino di roccia che le permette di rimanere per buona parte fuori dal pelo dell’acqua. Pochi centimetri più in là, e la nave sarebbe sprofondata in un baratro. Il quarto è il recupero del relitto.