Facendo scorrere fiumi di sangue l’autoproclamato Califfo Abu Bakr al Baghdadi ha resuscitato il sogno della Umma, la g rande comunità multinazionale dei Musulmani crollata con l’Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale. La sua arma più efficace sono i kamikaze, gli shahid. Secondo gli “hadith hasan”, i “detti buoni” della fede musulmana 72 vergini in paradiso sono una delle “sette benedizioni di Allah” che spettano ai “martiri” che si immolano per difendere la religione islamica. La storia del Califfato Islamico comincia nell’Iraq che fu occupato nel 2003 dalla coalizione guidata dagli americani. Il filone della rivolta sunnita fedele ad al Qaida (al Qaeda nella grafia inglese) è guidato dal giordano Abu Musab al Zarkawi. Con lui milita Abu Bakr al Baghdadi, un iracheno nato a Samarra nel 1971 che per l’anagrafe si chiama in realtà Awad ibn Ibrahim al-Badri. Ha studiato teologia islamica nel quartiere sunnita di al-Azamiya di Baghdad, sede di una nota moschea e di una facoltà universitaria. Awad diventa l’emiro di Rawa e presiede tribunali coranici. Ordina pubbliche esecuzioni. Nel 2004 finisce come «internato civile» a Camp Bucca, uno dei 4 grandi centri di detenzione gestiti dagli americani. Nel 2009 viene consegnato agli iracheni. Il 16 maggio 2010 per le sue competenze religiose diventa capo dello Stato Islamico dell’Iraq. Lo sceglie l’ex colonnello dei servizi segreti dell’aeronautica irachena Samir Abd Mohammed al Klifawi, noto come Haji Bakr, uno dei tanti ufficiali di Saddam Hussein che si sono aggregati alla rivolta contro gli Usa. Il progetto di al Klifawi è lo Stato islamico dell’Iraq e dello Sham, una parola araba che significa “Levante”, ossia l’area che comprende la Siria, la Giordania, il Libano e la Palestina. In inglese la sigla è Isis ossia Islamic State of Iraq and Sham. La sua creatura si espande nel vuoto di potere che si è aperto nella Siria settentrionale dopo la rivolta contro il regime del presidente Bashar Assad nel 2011. Haji Bakr compra una casa a Tal Rifaat, a nord di Aleppo nel 2012. L’Isis è ignorato e infiltrato dal regime di Damasco. Si scontra sanguinosamente con i qaedisti siriani di Jabhat al Nusra e con i curdi. Conquista Raqqa e si espande verso ovest come progettava Haji Bakr prima di essere fulminato da un missile americano, nel gennaio 2014. Il 5 maggio del 2011 al Baghdadi vendica l’uccisione di Osama Bin Laden mandando un kamikaze a farsi saltare in aria a un posto di blocco della polizia a Hilla, 24 agenti morti. Il presidente statunitense Barack Obama non vuole intervenire. Autorizza i raid dei suoi caccia solo nel settembre 2014, ma a ritmi rallentati. Nel frattempo l’Isis acquisisce il controllo di giacimenti di gas e di petrolio nell’est siriano, in particolare nella provincia di Deir Ez Zour. Contrabbanda l’oro nero attraverso la Turchia. All’inizio del mese di giugno 2014 occupa Mosul. L’esercito iracheno e i poliziotti fuggono senza colpo ferire. Migliaia di civili vengono torturati e uccisi o spariscono. Le donne non musulmane, in particolare le yazide, sono ridotte in schiavitù e violentate. Molti cristiani sono crocifissi. Ad al Maydain viene decapitato il vice capo della polizia “colpevole” di fumare sigarette. A Sirte, in Libia, il 4 dicembre 2015 ottantacinque “Cuccioli del Califfato”, sono diventati guerrieri e possibili kamikaze a tutti gli effetti. Il più grande ha sedici anni. Hanno imparato a immolarsi premendo il bottone che innesca l’esplosivo, a sparare come veterani, a tagliare la gola ai prigionieri, a preparare trappole mimetizzando congegni fatali. Un video mostra altri loro coetanei che scovano e fulminano militari e paramilitari del regime nascosti fra antiche rovine di Deir Ez Zour. All’inizio del mese di ottobre 2015 la Russia si installa in una base aerea vicina a Latakia e comincia a bombardare la Siria, più i ribelli anti Assad che l’Isis. Un mese dopo vicino a Sharm el Sheik un ordigno esplode nella stiva di un airbus A321 della Metrojet di San Pietroburgo e lo fa precipitare uccidendo 224 persone. L’Isis rivendica la strage. Il 24 ottobre due F16 turchi abbattono un caccia Sukhoi 24 di Mosca sul confine fra la Siria e il territorio di Ankara, di un soffio all’interno dello spazio aereo turco. Nell’ultimo scorcio dell’anno in Siria il Califfato è in ritirata. Le avanguardie dei curdi siriani delle unità Ypg sono arrivate a 60 chilometri da Raqqa, la capitale di al Baghdadi nel nord della Siria.