Colonel Muammar Al-Qadhafi

L’ha ucciso con un colpo in testa e al petto un ragazzino di 17 anni. Ma l’insulto più umiliante per il dittatore Mu’ammar Gheddafi è che quel ragazzino gli ha sparato dopo avergli rubato la pistola tutta d’oro simbolo di un potere violento durato oltre 40 anni. Il “colonnello” è morto urlando ai suoi giustizieri che lo avevano appena catturato rintanato dentro il tubo di una fogna alla periferia di Smirne “ma io cosa vi ho fatto?... vergognatevi dei vostri gesti...”. Erano stati i droni americani dopo settimane di bombe e caccia all’uomo a scoprire qualche ora prima che un convoglio di 80 jeep blindate stava fuggendo da Smirne puntando verso il deserto. I micidiali aerei Usa senza pilota avevano messo sulla strada giusta i caccia della coalizione internazionale che hanno fatto il resto bloccando il convoglio dal cielo no all’arrivo dei miliziani che stavano conquistando il paese palmo a palmo. Il leader libico per anni si era assicurato la neutralità degli americani rinunciando all’atomica e giocando una sua partita indipendente dentro l’Unione Africana che sfuggiva dalla logica feroce del confronto sunnita-sciita.Aveva stretto la mano a Obama e agli altri leader mondiali al summit del G8 dell’Aquila, ottenne anche una tenda nel pieno centro di Roma per ricevere i politici italiani durante la visita di Stato. Pensava di mantenere per sempre, insieme alla sua famiglia, il controllo del paese grazie alla fedeltà delle sue forze speciali, e alla rigida repressione di qualsiasi forma di opposizione interna. Nell’ottobre del 2011 però, davanti alla lunga onda della primavera araba e ai massacri di Bengasi dei giorni precedenti, anche la lealtà degli uomini del regime iniziò a vacillare decretando di fatto la polverizzazione del governo libico, l’apertura delle porte all’Isis e il via libera ai bombardieri della NATO che distrussero le strutture militari del paese lasciando le milizie arbitri unici del caos in un paese senza legge e senza diritti, e con le coste trasformate nell’immenso porto d’imbarco di tutti i clandestini provenienti dal Nord Africa e diretti a Lampedusa come l’unico cancello verso l’Europa. Prima che i palazzi del regime a Tripoli precipitassero gli venne anche offerto un lasciapassare per un esilio dorato pur di fermare la lotta armata. Rifiutò, pensando che Sirte, la roccaforte della sua tribù, sarebbe stata un luogo inespugnabile dal quale poter riconquistare il potere su tutto il paese. Sbagliò completamente i conti con la storia.