Sep. 09, 1968 - Czechoslovakia Occupied by East Block troops
Sep. 09, 1968 - Czechoslovakia Occupied by East Block troops

Accade sempre d’estate: l’inizio della Grande Guerra e della seconda, il muro di Berlino e l’invasione di Praga, che pose fine alla “primavera” di libertà di Alexander Dubcˇek. Come a Budapest, nel 1956, nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, i panzer dell’Armata Rossa entrano in Cecoslovacchia. I reparti militari sono sovietici, ma in prima linea avanzano bulgari, ungheresi, polacchi, e tedeschi dell’Est. I paesi fratelli dell’Est hanno paura del contagio che arriva da Praga. Il 5 gennaio, dopo lotte interne protratte per mesi, Dubcˇek ha costretto alle dimissioni Antonin Novotny, che era al potere dal lontano 1953, l’anno della morte di Stalin. Il nuovo leader ha appena 46 anni, il capo più giovane nel blocco comunista. L’Europa vive la rivolta studentesca, da Parigi, a Roma, a Berlino e Londra, i giovani europei sognano un mondo più libero, una società tollerante. E la ventata raggiunge anche la Mitteleuropa. Dubcˇek è sicuro di convincere Brezˇnev: cambio senza abbandonare la via marxista. La Cecoslovacchia è il paese più avanzato, e una maggiore democrazia aumenterà la capacità produttiva. Il 5 aprile viene presentato il nuovo programma biennale, il Pc cecoslovacco rinuncia al monopolio del potere, si vara una serie di riforme sociali che concedono maggiori libertà ai cittadini. A Mosca suona l’allarme, e i più spaventati sono i tedeschi dell’Est. Il 27 giugno viene stilato il “manifesto delle duemila parole”, una sorta di nuova costituzione. Una sfida intollerabile per il Cremlino. Alle due del mattino di mercoledì 21 agosto, i panzer presidiano i punti strategici di Praga. Alle 4, paracadutisti sovietici occupano la sede del comitato centrale. Poco prima delle 5 cominciano a riversarsi in centro i praghesi che affrontano i panzer a mani nude. Alle 7,25,le truppe sovietiche aprono il fuoco sulla folla. Alle 9,30 Dubcˇek viene arrestato. Il 22, Enrico Berlinguer condanna l’invasione, i comunisti italiani sono con i compagni cecoslovacchi. Il 23 agosto, il primo bilancio: i morti sono una cinquantina, i feriti oltre 500. Non si saprà mai il numero esatto delle vittime. Il 31 agosto, la situazione a Praga è “normalizzata”. Le riforme della primavera vengono cancellate. Come per l’Ungheria, gli occidentali assistono alla repressione e non intervengono: a Yalta, nel 1945, alla vigilia della disfatta del III Reich, l’Europa è stata spartita in due. Praga è una questione interna al blocco comunista. In 300 mila riuscirono a fuggire in Occidente. Vent’anni dopo, Michail Gorbaciov dirà: in quei giorni ero a Praga, quel che avvenne non si ripeterà mai più.