Il golpe in Grecia fu davvero annunciato. Già nel maggio del 1966 all’interno dell’esercito si erano mobilitati gruppi di ufficiali il cui fine ultimo era quello di evitare un successo elettorale dell’Unione di centro. Nello stesso mese l’ambasciata americana ad Atene aveva messo nero su bianco un documento di analisi della situazione che indicava 11 militari, guidati dal comandante in capo dell’esercito Georgios Spantidakis, intenzionati a prendere le redini del paese e a nominare primo ministro un civile in perfetta sintonia con loro. L’uomo della salvezza era l’ultraconservatore nonché fedelissimo del re Costantino II,  Panagiotis Pipinelis. Nel novembre dello stesso anno viene elaborato il piano Prometheus. Lo studio mette a fuoco i dettagli dell’intervento che dovrebbe neutralizzare un’eventuale sollevazione dei comunisti. Contemporaneamente prende forma un secondo livello di cospirazione. Sono ufficiali di grado inferiore capeggiati dal colonnello Georgios Papadopoulos. Le elezioni politiche sono fissate per il 27 maggio. La notte fra il 20 e il 21 aprile Papadopoulos rompe gli indugi. La cronaca la ricaviamo dalla prima pagina de “il Resto del Carlino”: “Il giorno stesso nel quale avrebbe dovuto aprirsi la più aspra e combattuta campagna elettorale del dopoguerra l’esercito ha compiuto un gesto di forza in appoggio di re Costantino. I militari hanno assunto i pieni poteri in tutto il paese. Il governo è stato destituito. Il premier Canellopulos arrestato e con lui i dirigenti di tutti i partiti politici, a cominciare da Georgios Papandreou e dal figlio Andreas. è stato formato un governo provvisorio presieduto dal procuratore generale della Corte Suprema Costantino Kolias che ha per vicepresidente e ministro della difesa il capo di Stato maggiore dell’esercito generale Spantidakis. La Costituzione è stata sospesa negli articoli che riguardano i diritti civili. è stata reintrodotta la pena di morte per i reati politici, sono vietati gli scioperi”. Sulla Grecia cala la cappa del colpo di Stato. I soldati hanno l’ordine di sparare a chiunque circoli dopo le 18. Il re Costantino fuggendo a Kavala, una città del nord, con la famiglia e sul suo aereo il 13 dicembre tenta una tardiva presa di distanza. Per sette anni domina il paese un regime parafascista che si ispira al pensiero di uno degli ideologi del governo militare dell’immediato dopoguerra, Dimitris Tsakounas, una sorta di nasserismo di estrema destra. Il regime affascinò anche l’attuale capo del partito di estrema destra Alba Dorata Nikolaos Michaloliakos, già membro delle Forze Speciali. Il dittatore gli aveva affidato la guida di Epen, il movimento giovanile. Nel 2012, dopo l’ingresso dei suoi in Parlamento, si è presentato ai giornalisti irrigidito nel saluto romano.