Assemblea Costituente
Assemblea Costituente

A fine dicembre 1947, l’Assemblea Costituente, con ampissimo consenso, approvò la Costituzione della Repubblica e voltò pagina rispetto a trent’anni di conflitti che l’Italia aveva vissuto dall’entrata nella prima guerra mondiale. Quella scelta del 1915, osteggiata, pur per ragioni diverse, da Giolitti e dal Papa, mise a durissima prova lo Stato italiano nato da appena mezzo secolo dalle complessità e dai sogni del Risorgimento, uno Stato che in pochi decenni aveva ricongiunto l’Italia, modernizzandola e collegandola tutta con le ferrovie, aveva combattuto l’analfabetismo, si era dotata di garanzie sociali al passo con l’Europa dell’epoca e aveva concesso il suffragio universale maschile prima di altre democrazie europee. La conclusione, pur vittoriosa, nel 1918 della prima guerra mondiale non evitò un gravissimo dopoguerra con tensioni estreme, insubordinazioni e colpi di mano militari come quello guidato da D’Annunzio a Fiume fra il 1919 e il ‘20, che aprì la strada ad ancor più acute violenze e alla marcia su Roma del 1922 che precedette leggi liberticide e vent’anni di dittatura, con tre guerre, d’Etiopia, di Spagna e la terribile seconda guerra mondiale che ridivise l’Italia in due Stati con alleanze militari contrapposte, il sud libero con gli anglo-americani e il nord occupato dai nazisti. La Costituente rappresentò l’inizio della nuova democrazia italiana nella quale si ritrovarono i leader prefascisti e le giovani generazioni: Benedetto Croce, maestro delle libertà, Francesco Saverio Nitti, Ivanoe Bonomi, presidente del CLN, Vittorio Emanuele Orlando, grande costituzionalista e presidente della Vittoria nella Grande guerra, Luigi Einaudi Governatore della Banca d’Italia, Alcide De Gasperi e i popolari sturziani. Fra i più giovani, Giuseppe Saragat, presidente della Costituente, Ugo La Malfa,Aldo Bozzi,Aldo Moro, Amintore Fanfani e, di mezza età, Pietro Nenni e Palmiro Togliatti. Un mondo così eterogeneo affrontò problematiche come il Trattato di pace, e preparò, con discussioni di elevatissimo livello e di forte partecipazione, il testo della nuova Costituzione, redatto con la regia sapiente di Meuccio Ruini, di Reggio Emilia, già esponente del liberalismo sociale nel prefascismo, poi resistente nella Roma occupata dai nazisti e rifugiato come tanti altri nel palazzo di San Giovanni in Laterano dove i patrioti di varie culture iniziarono a ragionare sulla Costituzione della nuova Repubblica.