Andrea Costa

È il 27 aprile 1890: Andrea Costa, imolese, anarchico ma ormai primo deputato socialista del Parlamento italiano, scrive da Parigi una lettera alle società operaie di Romagna e lo fa attraverso “Il Resto del Carlino”. È la vigilia di un Primo Maggio che in Italia non è ancora ufficialmente la Festa dei lavoratori. La mobilitazione del movimento operaio internazionale è per un obiettivo concreto: l’orario di lavoro giornaliero di otto ore. Costa non ha dubbi: «… i socialisti e gli operai in Romagna ed altrove… debbono a parer mio, nel 1° di maggio, mostrarsi solidali gli uni degli altri, e far udire come possono la loro voce, affermando la internazionalità delle loro rivendicazioni umane». Ma da socialista non violento avvisa con parole lucide e nette: «La manifestazione del 1° maggio ha ogni ragion d’essere… può avere ed avrà, certo, efficacia grande, purché, ordinata e solenne, non trascenda a violenze, non obblighi a scioperare chi non voglia o non possa e non dia argomento a conflitti con la pubblica forza». Più di cento anni dopo, sul finire di un altro secolo e all’inizio del nuovo, è sempre il Carlino a pubblicare decine di commenti e analisi di un altro riformista e socialista: Marco Biagi. Non è un politico, è un mite ma determinato studioso bolognese di lavoro. E la tensione per gli obiettivi concreti è anche per lui fortissima. Il «suo» giornale diventa il diario pubblico della cifra del suo riformismo, il filo di Arianna di quella ispirazione cattolica e socialista-umanitaria che mette al centro non l’astratto e isolato individuo, non la classe, ma la persona, la persona in carne e ossa e nelle sue proiezioni: la famiglia, l’impresa, il sindacato, la comunità. Il «suo» Carlino sarà, dopo il suo barbaro assassinio, anche il testimone del suo lascito morale, intellettuale, umano. Costa e Biagi sono in qualche modo due protagonisti «vicini» al giornale, ma vogliono essere anche il riferimento simbolico del lungo racconto sul lavoro e sui lavoratori che le cronache del Carlino hanno seguito ben oltre il «secolo breve». Dalle lotte operaie alle prime conquiste legislative di fi ne Ottocento-inizi Novecento; dalla nascita del sindacato all’intero suo sviluppo; dalle grandi mobilitazioni all’autunno caldo (e agli autunni caldi), agli scioperi generali, agli anni di piombo e alla violenza terroristica dentro le fabbriche e nelle piazze contro dirigenti aziendali, sindacalisti, professori, magistrati, politici, lungo i decenni che vanno dai Cinquanta agli anni Duemila; dalle interminabili trattative contrattuali alla concertazione, al dialogo sociale; dallo Statuto dei lavoratori all’Accordo per il taglio della scala mobile, dall’intesa sul costo del lavoro agli innumerevoli patti per il lavoro, fi no alle grandi riforme firmate proprio da Biagi; dai lavoratori in carne e ossa alle centinaia di protagonisti di un mondo delicato e irrimediabile come quello del lavoro: ebbene, di tutto questo il Carlino è stato ed è il puntuale e solerte testimone quotidiano.