GIOVANNI LEONE, EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIOVANNI LEONE, EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

L’uomo sbagliato al posto sbagliato. Fu fatto passare per un presidente Pulcinella quando in realtà era un cattedratico importante, uno dei maggiori giuristi italiani, perché era piuttosto colorito nelle sue espressioni. Faceva le corna in pubblico, anticipando di 30 anni Berlusconi, cantava O sole mio nelle pause delle visite di Stato e stravolgeva spesso i rigidi cerimoniali del Quirinale. Ma soprattutto, la sua vera colpa fu quella di essere estraneo ai nuovi equilibri che si andavano configurando a metà degli anni Settanta, segnati dal tentativo di solidarietà nazionale tra centro e sinistra i cui interpreti erano Berlinguer, Moro e La Malfa. Il povero Leone non c’entrava nulla, e finì inevitabilmente nel repertorio dei motteggi che lo colpirono pure pesantemente. La sua carriera di Presidente, dal titolo del libro della giornalista Camilla Cederna,terminò con le dimissioni qualche mese prima della fine naturale del mandato nel giugno del ,78, dopo una campagna non priva di falsità e di forzature per lo scandalo Lockheed (illeciti nell’acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli americani). Non aveva ricevuto un avviso di garanzia ma il benservito del Pci (sollecitamente recapitato al Quirinale dal senatore Bufalini) da cui non poté difendersi poiché anche la Dc era d’accordo. Ma il settennato non era cominciato sotto una buona stella. Divenne presidente dopo 23 votazioni, la maratona più lunga della storia della Repubblica. Si virò su di lui dopo l’affossamento di Fanfani, vero pretendente Dc al Colle. E sì perché dopo il laico Saragat il partito cattolico rivendicava il Quirinale per sé. Come al solito, però, si frantumò in mille pezzi. Per uscire dal vicolo cieco, cercò di ricomporsi sull’allora segretario, Fanfani, che venne crivellato di colpi dai franchi tiratori. Resistette a undici fumate nere e agli attacchi di quelli che, come i deputati del Manifesto, lo prendevano in giro scrivendo sulle schede Fanfascista, prima di gettare la spugna. Lo scudocrociato fu costretto a cambiare cavallo e dopo un lungo calvario optò per la soluzione più scontata: Leone, che all’epoca era presidente della Camera. Al primo round non passò per un voto.Venne issato sul Colle con la bella moglie Vittoria e i tre figli il 24 dicembre del 1971 (finì in prima pagina con due giorni di ritardo, perché a Natale e Santo Stefano i quotidiani non escono) con 13 voti di scarto (518 su 969). Una maggioranza risicata e ultra-moderata: Dc, Laici, Msi. Tagliava il traguardo a 63 anni, risultando all’epoca il presidente più giovane della storia. Primato che verrà bruciato da Cossiga nel 1985.