Emile Zola
Emile Zola
Chissà se oggi il capitano Alfred Dreyfus si salverebbe. Accusato ingiustamente di tradimento e di spionaggio il 6 ottobre 1894, degradato e umiliato nel cortile degli Invalidi davanti a una folla che gridava “A morte gli ebrei”, condannato al carcere a vita e spedito nell’Isola del Diavolo, al largo della Guinea francese, riconquistò l’onore e la libertà soltanto nel giugno del 1899 grazie al coraggio e all’impegno di un uomo politico straordinario, Georges Clemenceau, direttore del quotidiano “L’Aurore”, e del più grande scrittore di quell’epoca, émile Zola. Il 13 gennaio 1898 Zola pubblicò su “L’Aurore” il celeberrimo J’Accuse...!, una lettera di denuncia che ebbe l’impatto di una bomba nella Francia della Terza Repubblica già lacerata da un dibattito arroventato e doloroso. Reintegrato nell’Armée dopo lunghe tergiversazioni nel 1906, decorato nel 1908 ma ferito a pistolettate durante la cerimonia del trasferimento delle ceneri di Zola al Pantheon (l’attentatore, Louis Grégori, sarà assolto), Dreyfus morì di crisi cardiaca nel 1935, a 75 anni. Sulla sua lapide nel cimitero di Montparnasse è scritto semplicemente, in francese e in ebraico: “Qui giace il tenente colonnello Alfred Dreyfus, ufficiale della Legion d’onore”. Simbolo della violenza e della testardaggine degli alti gradi militari, che non si arresero neppure davanti all’evidenza e non esitarono a ricorrere al falso pur di incriminarlo, il caso Dreyfus riassume tutte le contraddizioni, le vigliaccherie e l’ipocrisia di una società civile, diplomatica, militare e culturale confrontata con lo spettro dell’antisemitismo. Che cosa accadrebbe oggi nell’ipotesi di un nuovo Affaire Dreyfus? Chi si appassionerebbe per la sorte di uno sconosciuto ufficiale ebreo arrestato con l’accusa di aver fatto la spia? Chi troverebbe il coraggio di affrontare il potere dell’Armée, enorme all’epoca? Dove trovare un uomo come Zola, che dovette affrontare l’esilio e pagò probabilmente con la vita il suo atto di denuncia (morì asfissiato da esalazioni tossiche del caminetto, e ci sono forti sospetti che sia stato assassinato)? E i giornali darebbero lo stesso risalto a questa vicenda, alimentando un carteggio sterminato con migliaia e migliaia di pagine di dibattito, e mobilitando per anni l’opinione pubblica? Non vorremmo essere pessimisti, ma abbiamo l’impressione che nel mondo attuale, in questa società volatile e ormai quasi rassegnata al peggio, poche voci si leverebbero con forza contro l’ingiustizia. Il povero Dreyfus non tornerebbe a casa, non sarebbe riabilitato, non si vedrebbe offrire - anche se in ritardo - la Legion d’onore. Morirebbe dimenticato da tutti, nell’Isola del Diavolo.