Cavalleria, Trento, fine della guerra (3 novembre 1918)
Cavalleria, Trento, fine della guerra (3 novembre 1918)

L’Austria-Ungheria, impegnata a resistere sia sul fronte italiano che su quello russo, fu con il passare del tempo talmente provata dagli effetti del conflitto che la ne di esso coincise con il suo stesso collasso come entità statale. In primo luogo a farsi sentire fu la fame, che lentamente ma inesorabilmente attanagliò il grande Impero e in special modo le città. Un sistema capillare di razionamento fu in grado all’inizio di fare fronte al problema, ma in seguito divenne sempre più difficile provvedere ai bisogni del cibo: questo valeva tanto per i civili che per i soldati al fronte. Anche le materie prime necessarie all’industria bellica divennero sempre più scarse, con ovvie ripercussioni sulle capacità operative delle forze armate. I contrasti fra le nazionalità, inizialmente sopiti dalla mobilitazione per la guerra, tornarono poi a farsi sentire e ad approfondirsi pericolosamente, in special modo in Boemia e in Croazia. La morte di Francesco Giuseppe, avvenuta sul finire del 1916, aveva portato al trono il giovane Carlo I, incline in cuor suo a cercare una soluzione diplomatica al conflitto ma impossibilitato a farlo per le ostilità dell’alleato tedesco (ormai divenuto pericolosamente ingombrante e tale da condizionare in modo pesante le scelte della monarchia danubiana) e per la mancanza di interlocutori validi e disponibili nel campo nemico. Inutilmente si prestò ad agire come mediatrice la Santa Sede, allora guidata da papa Benedetto XV, timoroso che il protrarsi della guerra avrebbe determinato una crisi irreversibile per quella che restava l’ultima grande monarchia cattolica del Vecchio Continente, giudicata inoltre un fattore di ordine nell’Europa centrale e orientale: una tesi all’epoca controcorrente ma che si sarebbe dimostrata poi realistica, vista la cronica instabilità di quelle regioni nei successivi decenni. Già nel 1917 la crisi interna della Duplice Monarchia si era fatta molto grave, ma a salvarla per il momento fu l’andamento delle vicende belliche, che videro prima la Russia uscire praticamente di scena a causa della situazione rivoluzionaria in cui si venne a trovare dopo la caduta della dinastia dei Romanov, quindi il successo dello sfondamento del fronte italiano a Caporetto, una vittoria tale da far credere che su quel settore la partita fosse ormai decisa. Dopo il gravissimo sbandamento iniziale, che costò la perdita di tutto il Friuli, di larga parte del Veneto e un numero enorme di prigionieri, gli italiani riuscirono a resistere sul fiume Piave così come a respingere un ulteriore tentativo di sfondamento nel giugno 1918. A quel punto l’iniziativa passò definitivamente nelle loro mani, mentre nell’Impero asburgico la situazione precipitò dopo l’estate. Presentendo una sconfitta ormai prossima, molti soldati slavi allentarono la disciplina nell’esercito mentre nei loro paesi d’origine ferveva l’attività per staccarsi dall’Impero asburgico. Il 6 ottobre un governo provvisorio si riunì a Zagabria proclamando la nascita della Jugoslavia (il paese degli slavi del sud) mentre il 14 si formò a Praga un governo provvisorio ceco. Il 16 Carlo I tentò di arginare questa dissoluzione proclamando la trasformazione della monarchia asburgica in un impero federale. Il 24 ottobre l’esercito italiano, coadiuvato da alcune divisioni inglesi, francesi e americane, iniziava l’offensiva finale, lungo tutta la linea del fronte, dal Trentino al litorale veneziano. L’epicentro dello sforzo si concentrò sul Vittorio Veneto: di qui il nome con cui è conosciuta ancora oggi quella battaglia. In pochi giorni le truppe italiane entravano a Trento e sbarcavano a Trieste, mentre il collasso dell’esercito asburgico era in atto, con moltissimi soldati impegnati a guadagnare il ritorno alle loro case prima di essere fatti prigionieri. La sera del 3 novembre a Villa Giusti, vicino Padova, veniva fermato l’armistizio che segnava la ne delle ostilità per il giorno successivo. Nel frattempo l’Ungheria aveva dichiarato la propria indipendenza dall’Austria, nella speranza di essere trattata come una delle nuove nazioni anziché come un nemico sconfitto. Anche a Vienna poi si proclamava la repubblica e la secolare monarchia asburgica crollava così rovinosamente e definitivamente.