W l'Italia
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La guerra è finita lasciando dietro di sé lutti, miseria, distruzioni e fame. E le coscienze devastate ancora dalle divisioni e dai rancori. Il Paese deve affrontare la lunga marcia verso la normalità. Nel 1945 De Gasperi ha 64 anni ed è alla testa dell’unico partito di massa. Un cattolicesimo liberale e sociale sta alla base dei suoi convincimenti politici: crede nello stato di diritto e all’assoluta necessità di un programma di riforme. Insomma l’Italia è un paese da rifondare, ma il politico trentino non è disposto a cedimenti verso un integralismo di segno religioso: valori cattolici e nazionali insieme sono la ricetta del suo partito. Si affermerà come la grande diga anticomunista e per questo potrà contare sempre sull’appoggio della Chiesa. La normalizzazione è il primo problema che il nuovo Presidente del Consiglio deve affrontare perché, se da un lato un neofascismo pieno di rivalse agita vecchi spettri, dall’altro, la parte più oltranzista dei partigiani di sponda comunista tende a conservare le armi e, più di tutto, la mentalità della lotta di liberazione. Da dove cominciare mentre la delinquenza dilaga insieme al regolamento di conti, sia esso di origine politica (nel caso degli ex fascisti) o di natura privata ma a sua volta fatto passare per ideologico? Lo Stato di fatto non c’è più. I prefetti nominati dal Cln vengono sostituiti con funzionari di carriera. La burocrazia vigente sotto il regime fascista ha di nuovo in mano le leve del potere. Le “epurazioni” danno luogo a questioni scottanti senza raggiungere obiettivi. L’unica decisione, che consenta di non sommare errori ad errori, è l’amnistia. Poi per forza di cose si deve tornare al tessuto democratico con le prime elezioni del nuovo Stato. Siamo nella primavera del ‘46 e dalle urne esce un verdetto che consolida il coagulo di tre grandi partiti: la Democrazia cristiana, il Partito comunista e quello socialista. Una realtà che sarà destinata a durare quasi cinquant’anni. A questo punto ci si rende conto che manca ancora una scelta fondamentale: bisogna stabilire con un referendum istituzionale se gli italiani rivogliono la monarchia, uscita bastonata dalla guerra, o preferiscono diventare una repubblica. La data scelta da De Gasperi è il 2 di giugno: per la prima volta potranno votare anche le donne. Si assiste ad una campagna elettorale infuocata, fortemente emotiva. Per molti, dopo vent’anni di dittatura, è una novità. Grezzi sondaggi parlano di risultato incerto.Tentando di offrire alla scelta degli elettori un personaggio meno compromesso con il fascismo e la vergognosa fuga da Roma,Vittorio Emanuele III decide di farsi da parte e a maggio abdica in favore del figlio Umberto, che dal ‘44 era luogotenente del Regno. L’escamotage non ottiene il risultato sperato.Al di là delle accuse di brogli che in un certo numero di casi possono essersi verificati, il verdetto non lascia incertezze: la Repubblica ottiene due milioni di voti in più. Il 13 giugno Umberto II parte per l’esilio di Cascais in Portogallo. Dopo cinque giorni la solenne proclamazione della Repubblica italiana.