A sinistra ci avevano sperato, ma pochi anche nel partito guidato da Berlinguer avrebbero scommesso che il voto ai diciottenni potesse avere quell’impatto. L’affermazione del Pci che diventa la prima forza in moltissime grandi città italiane (da Roma a Milano, passando per Firenze e Bologna) e l’onda lunga degli anni successivi ha una data in calce: 7 marzo 1975. Quando la Camera approva, in via definitiva, la legge che abbassa a 18 anni la maggiore età, modificando a cascata una serie di diritti tra cui quello elettorale. Una svolta epocale che nasce anni prima e affonda le sue radici nella contestazione giovanile del ,68-69. Sì, perché - come spesso e volentieri accade nel Parlamento italiano - la vicenda ha una gestazione molto lunga e sofferta, in quanto si sviluppa nella legislatura precedente che termina anticipatamente nel ,74 portando via con sé diverse proposte in materia di esponenti del centrosinistra (comunisti ma non solo) che pensavano in tal modo di incanalare la protesta dei ragazzi su binari democratici, trasformandola cioè in proposta. Coinvolgendoli nel momento politicamente più alto di una democrazia, quello elettorale, pensavano infatti di allontanarli dalla rivoluzione. Un ragionamento condiviso da molti, non però dalla Dc che proprio non riusciva a cogliere gli umori dei ragazzi. Addirittura Fanfani, che all’epoca era il segretario della Balena bianca, arrivò a sciogliere il movimento giovanile del suo partito. Ma nel ,75 - uscito con le ossa rotte dal referendum sull’abrogazione del divorzio - non si oppose a quella che sembrava oramai una riforma ineluttabile per la società italiana. La partecipazione attiva dei giovani alla vita politica e alle lotte sociali, nei luoghi di lavoro e della scuola, attestava al di là di ogni dubbio un’evoluzione inarrestabile e, nei fatti, inarrestata. Essendo i movimenti giovanili dell’epoca essenzialmente di sinistra al contrario di quelli odierni che sono per lo più serbatoio grillino o dell’estrema destra, l’immissione di tre consistenti classi anagrafiche (tra i 18 e i 21) dette un contributo fondamentale per l’esplosione del Pci. Che cominciò a parlare con insistenza di sorpasso della Dc (che nel frattempo aveva cambiato segretario, poiché Zaccagnini aveva preso il posto di Fanfani) per le elezioni politiche dell’anno successivo: sogno che rimase tale. Perché nel ,76 la Dc si riprese. Gli elettori dei partiti minori di governo optarono per quello che oggi si chiamerebbe voto utile: espressero la propria preferenza per il partito maggiore, togliendo consensi agli altri che formavano la maggioranza (Psi, Psdi, Pri).