L’Albania con i suoi picchi montagnosi aspri ma verdissimi, la gente rude ma ospitale con gli italiani e la sponda sul mare di fronte all’Italia avevano sempre fatto pensare al conte Galeazzo Ciano, ministro degli esteri sussiegoso e colto e soprattutto dotato di una istintiva autonomia nei confronti del duce Benito Mussolini, suo suocero, che l’Albania dovesse e potesse essere una appendice italiana in funzione antibalcanica. Nessun proclama roboante, nessuna manifestazione sfacciata di interventismo, ma tutta la sapiente politica di Galeazzo Ciano contribuì a far sì che si intraprendesse un percorso obbligato per costringere, come accadde, re Ahmed Zog, a compiere un passo falso utile a giustificare l’invasione delle truppe del Duce. L’Albania già dal 1925, con l’insediamento di re Zog, pose di nuovo le basi per una penetrazione italiana che già era stata avviata dall’occupazione della prima guerra mondiale seguita ad un ritiro delle truppe ma con un trattato di amicizia. L’Italia scalpitante di fine anni Trenta premeva e quando Zog rifiutò l’articolo 8 del trattato che prevedeva una forte espansione demografica italiana in Albania con vantaggi enormi per il regime di Mussolini scattò l’invasione. L’Italia attraverso la presenza di migliaia di nostri concittadini e investimenti economici e militari aveva già un piede dall’altra parte. Così una settimana dopo la fine della Guerra di Spagna l’Italia mostrò i muscoli all’Europa. Il 7 aprile 1939 scattò l’occupazione militare. La prima ondata del Corpo di spedizione Oltre Mare - Tirana invase il territorio albanese diviso in 4 colonne. Lo sbarco avvenne a San Giovanni di Medua, Santi Quaranta, Valona e Durazzo. L’esercito di Zog si squagliò come neve al sole. Le nostre perdite furono considerate lievi. Ufficiali: 1 morto e 9 feriti; sottufficiali:1 morto e 8 feriti;truppe:10 morti e 64 feriti,il 60% dei quali appartenenti alla Marina. Subito venne istituito un governo fantoccio che trasformò l’Albania in protettorato italiano. Il trono del regno fu assunto dal re d’Italia Vittorio Emanuele. Il sogno espansionistico di Ciano si era avverato e il luogotenente d’Albania, infatti, venne posto sotto la sua diretta dipendenza in quanto Ministro degli esteri. Arrivarono 22 mila militari e 20 mila lavoratori italiani con il compito di modernizzare il paese costruendo strade, ferrovie, infrastrutture. Il sogno si infranse di lì a poco,nonostante la scarsa resistenza albanese, poiché la successiva invasione della Grecia da parte dell’Italia causò guai irreparabili. Pochi giorni dopo l’occupazione Galeazzo Ciano annotava sul suo diario: “La cosa è andata finora liscia come l’olio perché non abbiamo dovuto ricorrere alla forza, ma se dovessimo cominciare a sparare sulla folla l’opinione pubblica si commuoverebbe di nuovo”.“Il Resto del Carlino” dell’8 aprile 1939 titolava come gli altri giornali: Le armi dell’Italia in Albania recano l’ordine, la giustizia, la pace. La guerra di Grecia però fece rialzare la testa ai partigiani albanesi e le truppe di occupazione italiane non lesinarono la brutalità anche contro i civili, che sempre pagano caro il conto in ogni guerra. Rastrellamenti, impiccagioni, uccisioni, villaggi bruciati: i collaborazionisti albanesi e i fascisti usarono la mano pesante. Nel luglio 1943 nel corso di una vasta operazione antiguerriglia vennero rasi al suo 80 villaggi e l’eccidio di Mallakasha sarà ricordato come la “Marzabotto albanese”. Dopo l’8 settembre 1943 con l’esercito italiano allo sbando la situazione si ribaltò tragicamente: centinaia di militari italiani furono fucilati dai partigiani tra cui i carabinieri della Colonna Gamucci, mentre migliaia di civili italiani morirono di fame, di stenti o furono giustiziati. Di lì a poco le truppe delle SS tedesche occuparono il Paese e con volontari albanesi diedero il via ad una feroce repressione.Al ritiro delle truppe del Reich l’Albania precipitò nella guerra civile e finì nelle mani del regime comunista di Enver Hoxha, che affamò il Paese per decenni isolandolo dal mondo.