Una nave intera, 201 passeggeri e 344 uomini dell’equipaggio sequestrata da un commando di quattro palestinesi. Era il 7 ottobre 1985. La Achille Lauro incrociava al largo delle coste egiziane. Solo due giorni dopo si seppe che un crocierista, l’americano di origini ebree Leon Klinghoffer, relegato sulla carrozzella da un ictus, era stato ucciso. I terroristi lo avevano buttato giù dalla nave. Furono giorni di tensione alle stelle fra l’Italia e gli Stati Uniti, già prima che si sapesse del crudele assassinio. Il presidente del Consiglio in carica Bettino Craxi aveva mandato subito 60 parà del Col Moschin nella base di Akrotiri a Cipro. Ma poi si decise di ten- tare una trattativa diplomatica con il leader palestinese Yasser Arafat. Il negoziato fu affidato al ministro degli Esteri Giulio Andreotti. Alle 6,30 della mattina dell’8 ottobre nell’abitazione di CorsoVittorio Emanuele del titolare della Farnesina arrivò da Tunisi la telefonata che segnò una svolta. Arafat prometteva che avrebbe messo in campo tutto il suo potere e il suo carisma per arrivare a una conclusione positiva del sequestro. “Il Resto del Carlino” pubblicò nella sua quarta pagina un mio articolo che riferiva una parte della conversazione. “Ho già mandato al Cairo - assicurò il leader dell’Olp - il mio consigliere politico Hani al Hassan e un membro del comitato esecutivo dell’Olp”. I due avrebbero dovuto cercare di convincere i dirottatori a liberare gli ostaggi e a consegnarsi. Il secondo mediatore era Abu Abbas. Il silenzio sul suo nome era dovuto al fatto che era il vero regista del sequestro, ma questo lo si seppe solo dopo. Il patto fu rispettato facendo infuriare gli alleati americani. Che passarono all’azione. Caccia statunitensi costrinsero il Boeing 737 egiziano che stava trasferendo il commando e i due mediatori a Tunisi ad atterrare nella base americana di Sigonella. Craxi schierò a difesa dell’aereo un contingente della Vam (Vigilanza Aeronautica Militare) e di carabinieri che ebbero l’ordine preciso di fermare le teste di cuoio della Delta Force statunitense. Il duro faccia a faccia si sciolse dopo 5 ore. Il Boeing ripartì alla volta di Ciampino con la scorta di un aereo del Servizio per le Informazioni della sicurezza militare, il Sismi, e di 4 F-104S militari. Alle 23 si materializza una nuova s da. Un caccia statunitense, che ha denunciato un’emergenza, si piazza sulla pista in modo da impedire il decollo del jet egiziano. Il capo del Sismi, l’ammiraglio Fulvio Martini, minaccia l’intervento di un bulldozer e il jet viene spostato. Abbas si dilegua. Sale su un volo di linea della compagnia di bandiera jugoslava Jat che viene fatto decollare in opportuno ritardo. Solo il 16 ottobre la Cia statunitense consegna le intercettazioni dalle quali risulta che il vero regista del sequestro era lo stesso Abbas. Il ministro della Difesa Giovanni Spadolini e altri due membri repubblicani del governo si dimettono, provocando la caduta del gabinetto. Gli uomini dell’edera contestano apertamente la “smaccata preferenza dell’esecutivo per l’OLP di Arafat”.