Paolo VI
Paolo VI

Per comprendere no in fondo l’importanza del Vaticano II, e di quello che esso rappresentò per la Chiesa e la società moderna, basta sapere che all’indizione di un nuovo concilio o alla prosecuzione di quello del 1870 mai portato a termine da papa Mastai per gli avvenimenti seguiti alla presa di Roma, avevano lavorato già due ponte ci prima di Giovanni XXIII. Pio XI e Pio XII avevano infatti dato vita ad alcune commissioni interne alla gerarchia con il preciso compito di studiarne la fattibilità, salvo poi decidere di soprassedere per paura dei rischi teologici che una assise così grande e composita avrebbe portato con sé. Ecco quindi evidente il coraggio e la portata profetica della visione che ebbe Giovanni XXIII quando, subito dopo la sua elezione, annunciò l’indizione di un nuovo concilio,e la determinazione con la quale Paolo VI appena salito sul soglio pontificio ne proclamò la continuazione e ne seguì la fase più densa di contenuti e la successiva applicazione. Così il Concilio Vaticano II appare come l’evento che lega inscindibilmente questi due papi, no ad autorizzare il pensiero che nell’elezione di Paolo VI fosse in qualche modo scritta la missione che i cardinali affidavano all’allora arcivescovo di Milano, ossia portare a termine la grande opera di rinnovamento che Roncalli aveva avviato l’anno precedente. Mai, nei tempi recenti, un cardinale era entrato così papa in conclave come avvenne con Giovanni Battista Montini nel 1963, mai ponte ce caratterizzò n da subito, n dalla scelta del nome, il senso della missione pastorale a cui voleva uniformarsi. Perché quando nel 1965 si chiuse il Concilio, il Concilio doveva ancora tutto attuarsi, come in parte lo è tuttora a cinquanta anni di distanza e già si parla di un Vaticano III. Certo, i documenti erano stati scritti, il messaggio fondamentale era partito, ma l’attuazione era ancora tutta da realizzarsi. E Paolo VI lavorò per questo nei restanti 13 anni del suo pontificato. La riforma della liturgia in direzione di un maggior coinvolgimento dei fedeli, l’accentuazione per la collegialità episcopale, l’apertura al confronto con il mondo con- temporaneo, la crescita di importanza del laicato cattolico sono tutti temi che Montini svilupperà con coraggio negli anni a venire, e che lascerà in eredità ai suoi successori.