La Grande Guerra

1914: attentato a Sarajevo: l’uccisione dell’erede al trono asburgico da parte di un nazionalista serbo provoca una “reazione a catena” che porta, nel giro di un mese, allo scoppio di un con itto europeo. La Germania, alleata all’Impero austro-ungarico, ha in mente un piano per chiudere velocemente la guerra contro la Francia e, libera dal fronte occidentale, scon ggere la Russia. Ma le cose andranno diversamente e il con itto, che intanto si allarga a più nazioni europee ed extra europee, si trasforma in una guerra di posizione. Celebre, il 25 dicembre, la “tregua di Natale”: in varie zone delle Fiandre i soldati dei due fronti si incontrano nella terra di nessuno per celebrare fraternamente il Natale.

1915: in febbraio, in risposta al blocco dei rifornimenti agli Imperi centrali attuato dalla Gran Bretagna, la Germania dà avvio alla guerra sottomarina totale.
L’Italia,che allo scoppio della guerra si era espressa per la neutralità,assiste ad un dibattito interno tra“interventisti” (fautori di un ingresso in guerra) e“neutralisti”.
Il governo italiano, dopo aver visto ri utate le proprie richieste territoriali dall’Austria e stretto un accordo segreto con l’Intesa (patto di Londra, 26 aprile 1915), dichiara guerra all’Impero austro-ungarico (23 maggio, con effetto a partire dal giorno successivo). Intanto il peso della guerra, delle sofferenze e dei sacri ci imposti non solo ai soldati, ma anche alle popolazioni civili, sembra incrinare gli iniziali entusiasmi dei paesi belligeranti. In questo clima il mantenimento della coesione interna diventa fondamentale e la propaganda (a cui la stampa è chiamata a dare tutto il suo contributo) è l’arma principale contro ogni forma di disfattismo.

1916: è l’anno dei grandi massacri. Praticamente minime le conquiste territoriali, ma ingenti le perdite in battaglia e gli scontri “logoranti”: è la guerra di “usura”.
Emblematico esempio la battaglia di Verdun che, iniziata in febbraio, termina in dicembre con un bilancio di migliaia di morti da una parte e dall’altra.

1917: un anno centrale per l’esito della guerra. Se la Russia, con una dif cile situazione sociale ed economica che il con itto non aveva fatto altro che aggravare, è ormai fuori gioco per la rivoluzione in atto, l’ingresso degli Stati Uniti (sollecitati dalla guerra sottomarina totale dichiarata dalla Germania) sarà fondamentale per l’Intesa. L’Italia vive l’anno più duro. Le truppe italiane, logorate dalla guerra di trincea e dalla inconcludente tattica delle “spallate” di Cadorna, vengono travolte, nei pressi di Caporetto, dall’offensiva austro-tedesca: è la disfatta di Caporetto (evento conservato ancora dal nostro lessico per indicare un disastro, una perdita totale). Ad esso si aggiunge la tragedia dei profughi civili, stimati oltre un milione, costretti a lasciare le loro case e a fuggire disordinatamente dalle zone occupate. Sul nire dell’anno l’esercito italiano riesce comunque a riorganizzarsi con il cambio ai vertici dell’esercito (Diaz sostituisce Cadorna) e con l’immissione di leve giovanissime (i “ragazzi del ,99”): la difesa italiana si rinsalda sulla linea Grappa - Montello - Piave.

1918: a gennaio Wilson proclama i “quattordici punti” da cui nascerà la Società delle Nazioni. Ma il 1918 è, soprattutto, l’anno della ne della guerra. L’Italia sferra l’offensiva finale sul Vittorio Veneto. Il 3 novembre l’Austria rma un armistizio, seguita, una settimana più tardi, dalla Germania, ove il Kaiser è costretto all’abdicazione e alla fuga.

1919-1920: in gennaio si apre a Parigi, alla presenza dei rappresentanti politici delle potenze vincitrici, la Conferenza di pace. Ne sono esclusi i vinti, cui i trattati di pace vengono imposti senza alcuna possibilità di discussione. I cinque trattati vengono rmati in località della periferia parigina di cui portano il nome. Quello che stabilisce le sorti della Germania è rmato aVersailles (28 giugno).A Saint Germain si decide dell’Austria (10 settembre),a Neuilly della Bulgaria (27 novembre). I rimanenti trattati (Trianon e Sèvres, dedicati rispettivamente ad Ungheria ed ex Impero ottomano) vengono rmati nel 1920. L’Europa ha un volto radicalmente nuovo e vede la ne di ben quattro Imperi secolari (austro-ungarico, tedesco, zarista e ottomano) e la nascita di un gran numero di piccoli Stati indipendenti. L’Italia lamenta una “vittoria mutilata”: i compensi territoriali non appaiono adeguati allo sforzo bellico sostenuto dal paese (né conseguenti agli accordi stretti con l’Intesa) e ciò alimenta uno spirito di insoddisfazione e rivalsa che trova spazio in una importante parte dell’opinione pubblica ed avrà un peso non secondario sugli avvenimenti del dopoguerra italiano. In generale, lo spirito di rivalsa sembra animare i trattati ben più della volontà di creare un assetto che possa mettere al riparo da nuove guerre. Forse per questo si parlerà di “una pace incapace di costruire la pace”. Come non riuscirà, nello stesso intento, la Società delle Nazioni.