La prima pagina del 27 aprile 1890
La prima pagina del 27 aprile 1890

Bologna, 26 aprile 2015 - Non tanto i grandi eventi che hanno fatto la Storia, quanto i grandi fatti che hanno plasmato la società, facendola progredire. Per festeggiare i nostri primi 130 anni, tra le altre iniziative e con il contributo del Gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna, abbiamo voluto fare un regalo ai lettori: L’Italia in prima pagina, una cavalcata di dodici puntate dal primo Primo maggio (1890 - clicca qui, 1907 - clicca qui, 1946 - clicca qui, 1947 - clicca qui, 1964 - clicca qui, 1965 - clicca qui, 1974 - clicca qui, 1981 - clicca qui, 1982 - clicca qui) fino alla caduta del Muro di Berlino (1989).
Fa sempre una certa impressione sfogliare i vecchi numeri del Carlino. Il primo giornale (20 marzo 1885) era di formato molto piccolo, un foglio di quattro pagine poco più grande d’un quaderno; oggi lo si direbbe modernissimo. Senza foto.
Quando Umberto I viene ucciso dall’anarchico Bresci a Monza, il Resto del Carlino – correva l’anno 1900 – è già cresciuto di formato e per illustrare il fatto pubblica un ritratto del Re. Ma è un disegno. Per vedere le foto, bisogna aspettare qualche altro anno. Via via il giornale si arricchisce e cresce fino a raggiungere le foliazioni attuali. Attualmente le rotative del Carlino sfornano ogni notte 340 pagine su 15 diverse edizioni; è il giornale che produce più pagine in Italia. Ma, guarda caso, è ridiventato piccolo, più moderno.

La cosa più interessante, però, è la gerarchia delle notizie. Una volta, e parliamo anche degli anni dopo la guerra, alle scoperte tecnologiche veniva attribuita meno importanza. E non perché la si volesse ignorare ma perché solo in seguito si capì la portata sociale di invenzioni come la radio o la televisione. Bisogna aspettare il 1969 perché il primo trapianto di cuore, eseguito a Cape Town dal professor Barnard, finisse in prima pagina con un grande titolo.
Una volta, come si dice in gergo, tirava di più la politica. Quando uscì il primo numero del Carlino, il diritto di voto era stato esteso tre anni prima dalla Sinistra a 618mila persone per censo e a 1,8 milioni per capacità, su una popolazione di circa 30 milioni. Bisogna aspettare il 1946 perché il suffragio diventi universale.
E con esso si innalzerà anche l’indice di lettura.

L’Italia diventa repubblicana, si riprende dalle ferite della guerra e inizia quello che passerà alla storia come il boom. La ripresa economica, le grandi infrastrutture, i diritti civili. Nel frattempo (1969) l’uomo arriva sulla Luna.
Vent’anni dopo, l’Europa avvia quel processo unitario considerato ancora oggi al pari di un’incompiuta.