Alcuni capi in un allevamento bovino del centro-nord in uno scatto d’archivio
Alcuni capi in un allevamento bovino del centro-nord in uno scatto d’archivio
di Claudio Ferri Le produzioni animali della penisola rappresentano quasi la metà del valore dell’agroalimentare nazionale. Il solo settore della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto. Oggi ci sono circa 140mila aziende nazionali specializzate nell’allevamento bovino, soprattutto in Veneto (16% dei capi), Piemonte (17%), Lombardia (11%) e Sicilia (9%) che danno occupazione a più di...

di Claudio Ferri

Le produzioni animali della penisola rappresentano quasi la metà del valore dell’agroalimentare nazionale. Il solo settore della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto. Oggi ci sono circa 140mila aziende nazionali specializzate nell’allevamento bovino, soprattutto in Veneto (16% dei capi), Piemonte (17%), Lombardia (11%) e Sicilia (9%) che danno occupazione a più di 150mila persone e presidiano il 40% del territorio rurale. Se in Emilia-Romagna è la bovina Romagnola la razza autoctona da carne più conosciuta, nelle Marche è il Vitellone bianco dell’Appennino Centrale a Indicazione geografica protetta che ben rappresenta la regione. Si tratta di due eccellenze produttive apprezzate dai consumatori. Gli allevamenti con capi da carne nelle Marche sono 2.215 per un totale di 38.500 capi (al 31 dicembre 2019), mentre gli allevatori di soggetti da carne in Emilia-Romagna sono 2.370 per un totale di oltre 85.600 esemplari. Sono collina e montagna le aree in cui la zootecnica da carne rappresenta una risorsa importante per le imprese che garantiscono il presidio del territorio. Purtroppo il numero di capi di ‘Romagnola’ sono in continuo calo. Riguardo al ‘Vitellone bianco dell’Appennino Centrale’, che ha ottenuto il riconoscimento di Igp nel 2019, viene allevato in un’area geografica ben definita, ovvero nei territori delle province collocate lungo la dorsale Appenninica del Centro-Italia, comprendente Pesaro, Urbino, Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno. Si può fregiare di questo marchio la carne prodotta da bovini di razza Chianina, Marchigiana e Romagnola di età compresa tra 12 e 24 mesi, nati da allevamenti in selezione ed iscritti al Registro genealogico.

In un recente convegno sugli allevamenti bovini e sulla sostenibilità, il presidente dell’associazione Oicb, Organizzazione Interprofessionale per la carne bovina, Matteo Boso, ha riportato i dati elaborati dal professor Bruno Ronchi, presidente del Comitato consultivo ‘Allevamenti e prodotti animali’ dell’Accademia dei Georgofili. "Da questo studio – dice Boso - emerge che gli allevamenti italiani hanno ridotto del 40% le emissioni di metano, il principale gas serra della zootecnia. Anche sulla quantità di acqua, così preziosa, necessaria per produrre 1 chilo di carne risulta che per l’87% è costituita da ‘green water’, ovvero acqua piovana utile alle coltivazioni. È necessario che questi dati siano portati all’attenzione dell’opinione pubblica e dei consumatori, perché – aggiunge Boso - siamo stanchi di essere tacciati come gli inquinatori del pianeta".