Brindisi nel nome della Romagna "Scegliere le etichette del territorio per sostenere cantine e vigneti"

L’appello di Monte, presidente del Consorzio: "Un modo concreto per sostenere le aziende danneggiate". Numerosi imprenditori in difficoltà per le frane che ancora creano gravi problemi alla viabilità.

Brindisi nel nome della Romagna  "Scegliere le etichette del territorio  per sostenere cantine e vigneti"

Brindisi nel nome della Romagna "Scegliere le etichette del territorio per sostenere cantine e vigneti"

Dopo il disastro alluvione la Romagna del vino riparte dall’Albana, vitigno autoctono romagnolo al centro di una vera e propria rinascita tanto da sfiorare il milione di bottiglie prodotte (700mila erano nel 2018) con una crescita degli ettolitri del +31% in quattro anni (6867 gli ettolitri oggi). La superficie vitata supera gli 800 ettari, per un vitigno eclettico, prodotto in 5 tipologie da disciplinare della Docg: secco, amabile, dolce, passito, passito riserva, con in più la tipologia spumante dolce rivendicabile nella Doc Romagna. Da ormai un decennio, si moltiplicano sperimentazioni di spumanti da uve Albana prodotti con metodo classico, a conferma dell’estrema ecletticità del vitigno. In occasione del Master Romagna Albana Docg il presidente del Consoprzio Vini di Romagna, Roberto Monti invita a bere romagnolo durante l’estate: "È giusto dire, alle porte dell’estate e dopo l’ondata che ha travolto la Romagna, che il modo più concreto per sostenere il territorio è premiarne il lavoro e le eccellenze, scegliendo una volta di più – anche in Riviera – di bere romagnolo". Intanto le cantine fanno i conti coi danni della catastrofica alluvione di maggio. I vigneti collinari hanno patito danni strutturali – fanno sapere dal Consorzio – che però non incideranno particolarmente sui volumi di produzione.

"Per quanto attiene alla pianura, l’allagamento porta con sé problematiche e possibile riduzione della produzione complessiva, ma è difficile dire per che entità". In montagna "alcune aziende hanno pagato più pesantemente di altre per via delle frane occorse alle strade e ai ponti, con grandi difficoltà che persistono per raggiungerle e poter gestire adeguatamente il vigneto". Le Marche del vino, quasi 18.000 ettari di superficie coltivata (con un’incidenza del 39,5% di superfici coltivate in regime biologico) e oltre 800.000 ettolitri di produzione annua, si preparano invece a una svolta legata all’enoturismo. "Il vino – dice l’assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Maria Antonini – è sempre più decisivo per la bilancia agroalimentare marchigiana, grazie a una qualità certificata da 21 denominazioni di origine e un forte orientamento al biologico. Con la legge sull’enoturismo daremo corso a un nuovo progetto che rivoluzionerà l’incoming nelle Marche e punterà a integrare l’offerta turistica". Ad oggi sono una cinquantina le aziende che stanno completando la procedura di iscrizione nell’Elenco regionale degli operatori enoturistici ("Eroe") e altrettante le aziende che hanno avviato il percorso, ai sensi della legge regionale 282021. Positivi i dati dell’export enoico marchigiano grazie a una crescita in valore del 25,9% nel 2022, per oltre 75,6 milioni di euro.

Lorenzo Frassoldati