LORENZO FRASSOLDATI
Economia

I prezzi del settore salgono dell’8% "Ciliegie, mai così male da 15 anni Albicocche, produzione dimezzata"

L’analisi degli scenari per bocca degli addetti ai lavori. Complessivamente questo comparto in Emilia-Romagna vale (dati 2022) una PLV-Produzione lorda vendibile di 1,2 miliardi di euro .

I prezzi del settore salgono dell’8%  "Ciliegie, mai così male da 15 anni  Albicocche, produzione dimezzata"

I prezzi del settore salgono dell’8% "Ciliegie, mai così male da 15 anni Albicocche, produzione dimezzata"

di Lorenzo Frassoldati

Un settore che ha riportato globalmente danni pluriennali, considerato che solo la Romagna produce il 30% della frutta e della verdura italiane e ripercussioni gravi su posti di lavoro e distribuzione. Il quadro dei danni provocati dalla catastrofica alluvione di maggio impone un fronte comune tra Regione e produttori del settore ortofrutta per poter contare in primo luogo su aiuti certi e poi su politiche importanti di sostegno per affrontare i cambiamenti climatici, causa di eventi estremi come la siccità, le gelate che hanno investito le produzioni nelle scorse settimane, le fitopatie.

Complessivamente l’ortofrutta dell’Emilia-Romagna vale (dati 2022) una PLV-Produzione lorda vendibile di 1,2 miliardi di euro su una superficie coltivata di 56.691 ettari. Produzioni leader peschenettarine, fragole, pere, kiwi. Nelle orticole (594 milioni € di valore) primeggiano patate e pomodoro. Alluvione a parte, l’ortofrutta in regione sta attraversando una crisi strutturale dovuta principalmente agli effetti dei cambiamenti climatici. La Regione promette incentivi per "una maggiore competitività delle filiere, l’abbassamento del costo del lavoro, la gestione del rischio in agricoltura, la ricerca varietale e la valorizzazione nei mercati". Sullo sfondo la tendenza negativa dei consumi domestici di ortofrutta fresca nel primo trimestre di quest’anno, con gli acquisti da parte delle famiglie italiane fermi a 1,27 milioni di tonnellate, pari a un decremento sullo stesso periodo del 2022 dell’8% (fonte CSO Italy). Diverse le motivazioni di fondo: le difficoltà economiche delle famiglie, accentuate dalla spinta inflattiva, così come i problemi della produzione, stretta da eventi climatici estremi. Intanto i prezzi corrono: nel trimestre il prezzo medio di acquisto di ortofrutta segna un +8% nel 2023 rispetto al 2022, mentre allungando il confronto a cinque anni, il differenziale aumenta fino a raggiungere il +21%. E il trend peggiorerà.

Ernesto Fornari, presidente Apofruit di Cesena, gigante cooperativo con 2.700 soci in tutta la Penisola, prevede un trend rialzista a causa del maltempo che non ha colpito solo la Romagna, ma anche il Centro e il Sud. "Per le ciliegie – dice Fornari – prevediamo ormai la peggiore campagna degli ultimi quindici anni, con un 80% in meno di prodotto. Per le albicocche siamo su un 50% in meno, per pesche e nettarine la forbice varia da un 20 a un 30% in meno. Anche diverse orticole non stanno meglio".

Un po’ di ottimismo viene dall’export che nei primi tre mesi dell’anno segna un +6,5% in volume e oltre i 10 punti percentuali in valore rispetto al 2022 con notevoli performance in valore di ortaggi e legumi (+20,8%) e agrumi (+15,6%), bene anche la frutta fresca (+4%). "Il rilancio dei consumi rimane l’obiettivo principale per i prossimi mesi – commenta il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi – intento che purtroppo non sembra essere raccolto dalla Unione Europea dalla quale si attendeva un incremento del budget promozionale. Invece la proposta per il 2024, resa nota nei giorni scorsi, va nella direzione opposta con un calo di un milione di euro per i programmi multinazionali del settore ortofrutta". "Si conferma – conclude Salvi – un comportamento incomprensibile se non schizofrenico della Commissione che proclama, con la strategia Farm to Fork, di voler incentivare il consumo dei prodotti freschi, ma non fa nulla di concreto in questa direzione, anzi ci propone soluzioni irricevibili come il regolamento sui fitofarmaci e sugli imballaggi".