VALERIO BARONCINI
Economia

La riscossa parte dall’agricoltura Energia, spinta e aiuti economici: così si valorizza un’eccellenza

Il settore vuole rialzarsi dopo la botta dell’alluvione: da qui si può ripartire per trainare tutta l’economia. Ma gli inteventi devono concretizzarsi e occorrono politiche che evitino l’abbandono dei territori.

La riscossa parte dall’agricoltura  Energia, spinta e aiuti economici:  così si valorizza un’eccellenza

La riscossa parte dall’agricoltura Energia, spinta e aiuti economici: così si valorizza un’eccellenza

Non si può non partire dalla fine, la fine è il mio inizio. E la fine, qui nel cuore del Paese, è l’Emilia-Romagna martoriata dall’alluvione, con le propaggini di frane e terre sbriciolate in parte del Mugello e delle Marche. La fine è il mio inizio: per il settore agricolo, quanto avvenuto a maggio è davvero devastante. La stima provvisoria per le colture romagnole è di circa 1,1 miliardi, all’interno di una ricognizione di quasi 9 miliardi di danni causati dall’alluvione: una cifra pantagruelica, che in filigrana rimanda ad almeno 3-5 anni di sofferenza, con campi distrutti per sempre, incollati da un fango limaccioso che in pochi giorni s’è trasformato in cemento; e poi alberi asfittici, vigne dai ‘piedi’ maciullati, rotazioni che non ci saranno più, biodiversità a rischio e chi più ne ha più ne metta. Non è un’iperbole, siamo all’anno zero dell’orto d’Italia. Ma la fine è anche un inizio e sono sicuro che, come accade in tutte le disgrazie, i romagnoli ne usciranno a testa alta, con creatività, spinta, energie. Lo scrittore Maurizio Maggiani, che vive a Faenza, ha detto che la frase che salta sempre fuori è ‘Ci andiamo dietro’, un modo operoso per rimboccarsi le maniche, non piangere, risolvere i problemi.

Anche in questo caso, ci andremo dietro. E sono certo che la riscossa partirà proprio dall’agricoltura, ma solo a una condizione: che gli aiuti siano reali e ci siano politiche serie che evitino l’abbandono dei territori. Questo è il rischio principale, questo va evitato come la peste.

Il tema della sostenibilità ambientale non è più rinviabile, anche perché è legato a doppio filo a quella economica. L’altra priorità sono sostegni immediati ed efficaci all’agricoltura e in particolare a settori come la pastorizia e la zootecnia, attività che oltre a garantire molti posti di lavoro svolgono anche un ruolo importante di presidio e valorizzazione delle nostre colline e delle nostre montagne. Da anni i nostri crinali, peraltro ora resi ancora più soli dalle frane e dalle strade interrotte, sono vittime di un processo di spopolamento che preoccupa sia dal punto di vista sociale che da quello della tenuta ambientale dei territori.

Il Governo ha riconosciuto all’agricoltura dell’Emilia-Romagna le condizioni di forza maggiore e circostanze eccezionali per l’alluvione del maggio scorso. E così, grazie a un decreto approvato dal ministro Francesco Lollobrigida, ha concesso una serie di deroghe ai termini per la presentazione delle domande Pac, per il rispetto degli impegni dei pagamenti diretti e per i programmi operativi delle organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. Ma basterà? L’impressione è che serva anche un intervento di carattere comunitario. E che arrivino poi altri fondi.

Nei giorni scorsi il ministro Lollobrigida è intervenuto sul tema: "Dove non c’è agricoltura, dove non c’è allevamento, non c’è manutenzione del territorio. Perché gli ambientalisti, quelli veri, per me restano gli agricoltori, gli allevatori e, nel mare, i pescatori, che hanno tutto l’interesse a tutelare il territorio".

Compito della politica è tutelare e valorizzare le eccellenze, ma anche garantire il giusto ’boost’, l’energia, la carica, i denari, a settori fondamentali e in cui l’Italia è leader nel mondo. E’ per questo, poi, che non si può guardare all’agroalimentare con pregiudizi ideologici, come quello ad esempio secondo cui lavorare nel settore è penalizzante. Serve una narrazione differente, a maggior ragione in questa fine che è inizio, in questo post alluvione, in questo momento in cui gli amministratori e il governo litigano e non capiscono che al centro ci dovrebbero essere solo i cittadini, le imprese e il lavoro.