di Marco Principini La transizione ecologica è iniziata, sarà un processo irreversibile e la tecnologia applicata ai campi avrà un ruolo determinante, a partire dall’agricoltura di precisione fino all’impiego di mezzi a basso impatto ambientale. Lo afferma Cristiano Fini (foto piccola), presidente di Cia Emilia Romagna, che ritiene non sia possibile continuare ad applicare politiche di sviluppo depauperando il nostro pianeta, "fingendo che i cambiamenti climatici in atto non incidano sulla vita delle persone". Che impatto avrà il New Deal europeo, in termini economici, sulle imprese agricole? "I nostri dubbi si stanno rivelando in tutta la loro drammaticità: la ricaduta economica della politica Ue avrà dimensioni importanti, sia nel portafoglio che nelle abitudini di imprese e cittadini. Infatti già oggi vediamo le conseguenze nei rincari dei costi energetici e delle materie prime, domani assisteremo all’aumento dei prezzi al...

di Marco Principini

La transizione ecologica è iniziata, sarà un processo irreversibile e la tecnologia applicata ai campi avrà un ruolo determinante, a partire dall’agricoltura di precisione fino all’impiego di mezzi a basso impatto ambientale. Lo afferma Cristiano Fini (foto piccola), presidente di Cia Emilia Romagna, che ritiene non sia possibile continuare ad applicare politiche di sviluppo depauperando il nostro pianeta, "fingendo che i cambiamenti climatici in atto non incidano sulla vita delle persone".

Che impatto avrà il New Deal europeo, in termini economici, sulle imprese agricole?

"I nostri dubbi si stanno rivelando in tutta la loro drammaticità: la ricaduta economica della politica Ue avrà dimensioni importanti, sia nel portafoglio che nelle abitudini di imprese e cittadini. Infatti già oggi vediamo le conseguenze nei rincari dei costi energetici e delle materie prime, domani assisteremo all’aumento dei prezzi al consumo, in particolare le derrate alimentari. L’inevitabile incremento dei costi e la perdita di produttività dovuti ai cambiamenti climatici e alla transizione verde dovranno portare all’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, pena la chiusura di molte imprese che già oggi si collocano nella situazione di estrema sofferenza".

Sono stati ritirati dal commercio numerosi principi attivi che proteggevano le piante da fitopatie, quali conseguenze ci saranno?

"Sì, supporti tecnici che consentivano agli agricoltori di potersi difendere dalle tante malattie spuntate negli ultimi anni, senza fornire loro adeguati strumenti sostitutivi. Se a ciò aggiungiamo l’impatto devastante dei cambiamenti climatici in agricoltura il quadro appare davvero drammatico".

La ricerca aiuterà?

"Sì, soprattutto per ciò che riguarda il biocontrollo ed i metodi di difesa attiva, ma tuttora non vediamo interventi risolutivi verso tanti flagelli che colpiscono le nostre campagne: se rimarremo a lungo in questo “mondo di mezzo”, le imprese agricole non compiranno la transizione verde perché chiuderanno prima del traguardo".

La pandemia ha comportato un rincaro generale delle materie prime. Questo fattore quanto inciderà sugli investimenti in tecnologia degli imprenditori?

"Trasporto, stoccaggio e lievitazione dei prezzi in generale e dei materiali ferrosi sta già incidendo sui prezzi delle macchine agricole e non solo. Questa è un’altra tegola che si abbatte sulle imprese che vogliono stare al passo con i tempi".

Produrre in maniera sostenibile è un obiettivo ormai irrinunciabile: quali altri strumenti ha a disposizione l’agricoltura?

"Premesso che gli agricoltori sono i primi che vogliono coltivare e produrre in maniera sostenibile, innanzitutto l’Europa deve sbloccare l’utilizzo di Nbt (acronimo inglese per New breeding techniques, le biotecnologie più innovative, ndr)) capaci di dare piante più resistenti alle avversità. Attenzione, non sono gli Ogm. La ricerca, tutta, deve avere uomini e risorse per fornire strumenti e conoscenza agli agricoltori, per contrastare l’avanzata poderosa delle avversità".

La ricerca e lo studio di nuove soluzioni in campo meccanico è altrettanto importante?

"Si, soprattutto se c’è collaborazione tra utenti dei mezzi e tecnici progettisti. Proprio per questo abbiamo lanciato a livello nazionale un contest che si chiama “La macchina agricola che vorrei” ed è una iniziativa curata dall’Associazione dei giovani imprenditori agricoli di Cia (Agia), insieme con FederUnacoma- Eima e la Rete degli Istituti Agraria Senza Frontiere (Itasf)".

In cosa consiste?

"Il contest nasce per promuovere la coprogettazione tra studenti di scuola superiore per ideare, sviluppare e realizzare un prototipo di veicolo agricolo per rispondere alle esigenze delle aree interne d’Italia".

Una competizione vera e propria, quindi.

"Si tratta di un concorso a premi per l’annualità 2020-2021, rivolto alle classi delle scuole superiori a indirizzo agrario della Rete Itasf, composte da giovani di età superiore ai 18 anni, o minori se regolarmente autorizzati dai genitori. Alle classi candidate è stato chiesto di presentare un “prodotto creativo” originale, capace di suscitare un’emozione, per immagini o video, e in grado di dare forma e rappresentazione a una macchina agricola o un’attrezzatura meccanica mai esistita e, invece, ora potenzialmente utile alle aree rurali del Paese".

Ci sarà una giuria che valuterà i lavori?

"Sì, ci i saranno esperti designati da Agia, Cia, FederUnacoma e Itasf che sceglierà, in maniera insindacabile, i tre migliori elaborati meritevoli dei premi e destinati alle classi vincitrici: al primo classificato 1.500 euro, al secondo 1.000 e al terzo 500 euro. La premiazione avverrà in occasione della fiera Eima a Bologna".