di Riccardo Rimondi "Siamo una società di commercio un po’ anomala. Per la precisione siamo tecnici commerciali". Gabriele Marchesini – amministratore delegato della Clever di Granarolo dell’Emilia (Bologna) – descrive così la sua azienda, frutto di una scommessa giocata undici anni fa con il fratello Fabrizio e con Riccardo Manservisi, allora colleghi in un’altra azienda del territorio: "Allora avevamo un rapporto di collaborazione, fiducia e amicizia che durava da 22 anni. Abbiamo deciso di prolungarlo, oppure abbiamo tentato di rovinarlo, a seconda di come la si voglia vedere", scherza. Quella scommessa, per ora, è stata vinta. E Clever, che torna nei padiglioni di Eima per la seconda volta dopo il 2018, si trova a vivere un anno in cui il fatturato raggiungerà e supererà gli 11 milioni, in aumento del 50% rispetto all’anno scorso, che...

di Riccardo Rimondi

"Siamo una società di commercio un po’ anomala. Per la precisione siamo tecnici commerciali". Gabriele Marchesini – amministratore delegato della Clever di Granarolo dell’Emilia (Bologna) – descrive così la sua azienda, frutto di una scommessa giocata undici anni fa con il fratello Fabrizio e con Riccardo Manservisi, allora colleghi in un’altra azienda del territorio: "Allora avevamo un rapporto di collaborazione, fiducia e amicizia che durava da 22 anni. Abbiamo deciso di prolungarlo, oppure abbiamo tentato di rovinarlo, a seconda di come la si voglia vedere", scherza.

Quella scommessa, per ora, è stata vinta. E Clever, che torna nei padiglioni di Eima per la seconda volta dopo il 2018, si trova a vivere un anno in cui il fatturato raggiungerà e supererà gli 11 milioni, in aumento del 50% rispetto all’anno scorso, che comunque era stato un esercizio di tenuta rispetto al 2019.

Clever lavora nella componentistica elettronica. Procura le componenti necessarie alle grandi aziende del transportation, del ferroviario e industriali, con una nicchia anche nella mobilità elettrica.

Le acquista in proprio, poi le fornisce ai contoterzisti italiani e stranieri che lavorano per i grandi gruppi. Un lavoro per certi versi dietro le quinte, ma molto delicato per almeno due motivi. Prima ragione: serve un lavoro sul campo anche con i clienti finali.

"Il costruttore delle macchine è quello che sceglie la componentistica, ma non quello che la compra – spiega Marchesini –. Bisogna quindi avere relazioni con i dipartimenti tecnici del cliente finale, essere capaci di suggerire i prodotti giusti per le varie applicazioni. Poi il cliente mette a specifica il prodotto, ma lo compra assemblato da un terzista: noi seminiamo in Italia, poi raccogliamo in Italia e all’estero".

A quel punto il compito diventa fornire i materiali per tempo, in modo che la catena di subfornitura abbia sempre la materia da lavorare. E qui entra in gioco la seconda ragione per cui la posizione di Clever è estremamente delicata, soprattutto in questo periodo in cui con la ripartenza dell’economia le materie prime sono rare e costose e questo crea problemi produttivi in molte aziende nel mondo.

"Oggi i tempi di consegna sono molto dilatati: se ai fornitori non si dà la visibilità giusta, poi si rischia di non avere il materiale quando serve", è l’analisi dell’ad.

Prima della ripresa, Clever si era mossa in maniera decisa e questo ora sta pagando: "Avevamo previsto una ripartenza forte, perché avevamo già avuto indicazioni di un certo tipo. Per la prima volta nella nostra vita abbiamo fatto ordini ai fornitori per quasi un anno e così siamo riusciti a garantirci forniture in tempi non sospetti. Prevedere o piazzare ordini nel tempo fa poi la differenza tra avere o non avere i materiali quando servono". Quella partita, finora, è stata vinta. Nel mondo ‘a metà’ di Clever – sospeso tra fornitori e produttori finali – c’è un’ulteriore sfida da affrontare, frutto di due tendenze contrapposte. "Il produttore chiede di piazzare lotti sempre più grandi e impegni sempre più lunghi nel tempo. Il cliente chiede lotti sempre più frazionati, con un tempo di reazione molto più breve. Noi mettiamo d’accordo le due parti con un magazzino da tre milioni di euro. Facciamo ordini capienti e questo ci permette di dare ai clienti quello che vogliono con i tempi che vogliono".

E l’obiettivo, per un’azienda da venti dipendenti tra il Bolognese (dove conta su un quartier generale da 630 metri quadrati) e la sede periferica di Monza, è continuare su questa direttrice. Anche sviluppando il segmento delle macchine agricole. "Torniamo dopo l’esordio a Eima 2018. Dopo l’annullamento della manifestazione l’anno scorso, abbiamo mantenuto la nostra prenotazione – spiega Marchesini –. Il mercato delle macchine agricole è una parte del nostro fatturato e ci lavoriamo su in modo attivo da molto tempo. Siamo molto interessati a questo comparto e vogliamo, in questa manifestazione, riuscire a dialogare con le aziende, non solo quelle italiane. Per noi è un mondo ancora da conoscere, ancora molto ampio: in una fiera internazionale avremo la possibilità di stringere ulteriori collaborazioni con clienti italiani e realtà straniere, o anche con realtà italiane più piccole di quelle che seguiamo adesso".