FRANCESCO MORONI
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La ricetta della Coldiretti "Invasi in cave dismesse"

Il presidente Luca Borsari: ma bisogna fare presto e tagliare la burocrazia "Questa estate avremo difficoltà di irrigazione per le eccellenze del territorio".

La ricetta della Coldiretti  "Invasi in cave dismesse"
La ricetta della Coldiretti "Invasi in cave dismesse"

di Francesco Moroni

"Il problema del cambiamento climatico impatta in maniera importante sul nostro territorio. Negli ultimi cinque anni, tre gelate hanno condizionato pesantemente le produzioni agricole con danni ai prodotti fino al 70%, oltre che alla redditività e alla sostenibilità economica delle imprese". Luca Borsari, presidente di Coldiretti Modena, traccia un bilancio del settore, non senza guardare ai pesanti problemi che hanno colpito l’agricoltura negli ultimi anni. In particolare, quello dei cambiamenti climatici. Un nodo che inficia anche le scelte future e su cui bisogna agire tempestivamente con azioni mirate e specifiche.

Come provate a intervenire su questi aspetti?

"Il tema della siccità è un problema che abbiamo vissuto già l’anno scorso e che stiamo vivendo anche in questo 2023. Speriamo che il commissario nominato dal governo possa attivare tutte le misure necessarie, che Coldiretti ha studiato e progettato, tanto che sono già pronte".

Procedure di che tipo?

"Nel nostro territorio è possibile sfruttare al massimo il potenziale esistente, recuperando ad esempio le cave dismesse, che possono diventare importati riserve d’acqua e alleviare la crisi idrica".

È la burocrazia il nodo principale da sciogliere?

"Spesso sì. Questi sono progetti di grande rilevanza e sottostanno a iter molto lunghi. Ma l’agricoltura ha bisogno di risposte immediate e di poter fare qualcosa nei tempi giusti per favorire la produzione".

Le aziende sono in grande difficoltà?

"Sì, sono state messe in ginocchio da vari eventi e ora non hanno la capacità di compensare le conseguenze del cambiamento climatico. Il Po continua a segnare record negativi di livelli, i grandi laghi del nord hanno la capacità di riempimento al 30 o 40%. Non si era mai visto: significa che questa estate ci troveremo con difficoltà di irrigazione per i pomodori, i meloni, per tutte le eccellenze del territorio che hanno bisogno di essere sostenute".

Manca questo tipo di sostegno?

"A volte le politiche comunitarie si collegano a un principio che sembra voler mettere in crisi le indicazioni geografiche del territorio. Hanno tolto la disponibilità agli agricoltori di determinati trattamenti, da un giorno all’altro, senza permettere alla ricerca di trovare soluzioni in grado di combattere certe malattie fitosanitarie comparse sul territorio. Credo che invece serva un passo diverso a livello comunitario, credo servano soluzioni e normative in grado di essere applicate, ma spesso mi trovo a pensare che ci sono altri interessi in gioco".

Quali?

"Si dice che a pensar male a volte ci si prende, ma credo che questa paura si chiami cibo sintetico. Sembra ci sia la volontà di mettere in difficoltà l’agricoltura tradizionale come la conosciamo e che già è minata sui temi ambientali. Tutto questo per noi si traduce in una battaglia quotidiana per la salvaguardia della nostra provincia: non solo per il reddito della produzione agricola, ma anche per la capacità di attirare turisti, che non vengono soltanto per la Motor Valley, ma anche per gli itinerari gastronomici. Rappresentiamo alla grande il territorio".