Bologna, 13 luglio 2020 - Non si tratta di una fatalità se oltre 12,5 milioni di persone nel mondo sono già state infettate dal Coronavirus. Gli scienziati, pressoché concordemente, ci hanno spiegato che, sia la continua deforestazione del Pianeta, sia la crescente emissione nell'atmosfera di gas serra - dovute al particolare tipo di sviluppo scelto dall'uomo - stanno compromettendo i delicati equilibri che hanno reso possibile, prima il manifestarsi della vita e poi l'evoluzione di tantissime specie di esseri viventi nel nostro Pianeta. E così, le conseguenti estinzioni di moltissime specie di animali che nelle foreste vivevano hanno costretto i virus che li parassitano a scegliere l'uomo come efficace ospite per la loro diffusione. Il Papa stesso, che già cinque anni fa con una enciclica  aveva lanciato un documentato allarme sui pericoli che stiamo correndo, se si continua ad avvelenare l'ambiente nel quale viviamo. Recentemente ci ha ammonito, chiedendo profeticamente: "In un pianeta ammalato come potrebbe l'uomo vivere sano?. . . ." Ora, mi chiedo se non sarebbe il caso che i partiti politici, in Italia e negli altri Stati del mondo, proprio perché siamo tutti in questa drammatica situazione, smettessero di litigare e proponessero ai loro popoli di perseguire un diverso modello di sviluppo, compatibile con la sopravvivenza della Terra.
Roberto Cesari, Garda (Verona)

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Se i politici si danno una mossa sul piano ambientale è certamente una buona cosa. Ma ogni giorno ci accorgiamo che la salvaguardia dell'ambiente non è mai il problema principale. Assistiamo a convention globali  dove i grandi della Terra litigano o fanno  promesse poi sul territorio dove viviamo tutti i giorni si vede poco o nulla. Quindi tocca a tutti noi impegnarci nei modi che la società ci consente per difendere l'ambiente dall'inquinamento e dalla malagestione. E' una partita nella quale siamo tutti convocati.
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