Anche per questa tornata elettorale abbiamo assistito allo schieramento elefantiaco di risorse, sedi di seggio, scrutatori, presidenti, rappresentanti di lista e forze dell’ordine con un risultato davvero poco rilevante. A Rimini, comune capoluogo, 120.330 aventi diritto hanno votato 66.897 elettori (55,595 %); abbiamo eletto un sindaco con 30.542 ovvero meno della metà dei votanti (45%) e un quarto degli aventi diritto Le chiedo se vale la pena fare un’operazione così dispendiosa per avere un risultato di scarso livello rappresentativo della volontà degli elettori. Non sarebbe più opportuno accelerare la trasformazione del voto cartaceo in elettronico? Certo non è la panacea ma forse ridurrebbe gli errori involontari degli elettori.

Ho partecipato alle attività di un seggio ed ho potuto constatare non solo l’annullamento delle schede per errore formale ma non sostanziale di voto (ben 1.162 pari al 1.74%) ma anche, e soprattutto, all’annullamento delle preferenze al consiglio comunale; statisticamente, almeno nel seggio da me presidiato, molto più ingente. Gli annullamenti da parte dei presidenti di schede e preferenze, con manuale alla mano, hanno determinato l’elezione di un sindaco con meno della metà dei voti e la formulazione di un consiglio comunale che non rispetta appieno la volontà dell’elettore.

Tali anomalie sono state effettuate e perpetuate fra le coalizioni (voto disgiunto) ovvero fra coalizioni diverse, ma anche all’interno della stessa coalizione; annullo di preferenze dei candidati in quanto non appartenevano alla specifica lista. Credo che ormai sia indispensabile procedere ad una riorganizzazione radicale del voto con l’informatizzazione.

Tina Boccaforno, Rimini