Bologna, 23 maggio 2020 - L'altro giorno a Bologna da via Ponente ho preso il bus per recarmi  in centro storico. L'automezzo era affollato e le persone gomito a gomito. Una signora, giustamente, si è rivolta all'autista dicendogli che a quelle condizioni non conveniva continuare a far salire altre persone. Ne è derivato un diverbio. Sono intervenuti un addetto di Tper, l'azienda di trasporti, e un poliziotto. Il primo ha detto che il bus è costretto a far salire le persone ad ogni fermata. Il secondo si è rivolto alla signora dicendole: se non le va bene prenda un taxi. Il governo se non sbaglio ha invitato i prefetti a far intervenire le forze dell'ordine per disperdere gli assembramenti.
Sebastiano Alberto Metri

risponde il condirettore del Resto del Carlino, Beppe Boni

I trasporti pubblici possono essere un veicolo di contagio molto pericoloso per i flussi continui di persone che vanno a vengono. Senza entrare nel merito dell'episodio che lei riferisce, va ricordato che le aziende di trasporto (treni, bus,aerei) devono assolutamente osservare le regole imposte dal governo e soprattutto devono imporre ai dipendenti di farle osservare. Dall'altra parte serve il buonsenso delle persone: se un bus è già affollato conviene non salire. E' comprensibile la voglia di libertà, di tornare alla vita quotidiana senza vincoli, mascherine, guanti, distanze. Eppure non è  ancora possibile. Il rischio di contagio, se non si osservano le precauzioni, è alto. Prendere o lasciare. Non c'è una via mezzo. Come ha detto giustamente il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, "adesso ci giochiamo tutto".

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