Bologna, 28 marzo 2020 - Le notizie che più mi hanno angosciato non sono state quelle riguardanti il numero infinito di decessi, bensì la consapevolezza della morte che i mezzi di informazione ci hanno procurato con la foto di camion pieni di bare in viaggio nella notte ed ancor di più con l’immagine di moribondi caricati su elicotteri per essere trasportati in ospedali lontani dai loro cari. La nostra società “prima del virus” aveva bandito dai nostri pensieri l'evento della morte, tutti belli, tutti efficienti sino ad età avanzata. E allora vorrei che tutti fossimo capaci di volgere lo sguardo oltre la nostra vita terrena, comprendere che la nostra esistenza non può finire in un istante, ma continuare, anzi iniziare in “qualche altro posto”. Vorrei che riscoprissimo il valore del silenzio, della riflessione, della ricerca di un senso della nostra esistenza,della preghiera, vorrei che la Fede aiutasse tutti a superare questo momento terribile. Guardando quei camion solitari nella notte, voglio vedere una lunga fila di persone che tutte insieme camminano verso un nuovo inizio e non voglio più pensare che negli ultimi istanti di vita si possa rimanere soli, ma credere che accanto ad un moribondo ci sarà sempre una Presenza Divina e con Essa tutti quelli che abbiamo amato.
Marina Ercolani

Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni

Forse solo in tempo di guerra, un periodo che i nostri genitori ancora ricordano, la sensibilità collettiva è stata così vicina al pensiero della morte, della consapevolezza che tutto può finire in breve tempo e che forse dall'altra parte c'è un'altra vita, per chi crede nella fede. La tragedia che stiamo vivendo da un certo punto di vista ci porta a guardare dentro noi stessi, dall'altro ad una fratellanza con le persone che ci stanno intorno. Come Stai? Tutto bene? I tuoi? Pensate quante volte in questi giorni poniamo le stesse domande ad amici, parenti conoscenti, cosa che normalmente non si fa mai. Abbiamo scoperto l'intimità e anche il pensiero del Dopo, l'eventualità di lasciare la vita terrena. E' dura, ma l'istinto vitale ci sorregge, la vicinanza alle persone care pure, ma nello stesso tempo riscopriamo la forza dei simboli religiosi a cui molti di noi si aggrappano. E in fondo a tutto ciò c'è sempre la speranza di tornare a sorridere. E' la forza dell'uomo.
beppe.boni@ilcarlino.net

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