I pescatori mazaresi prigionieri in Libia da un’eternità, dopo essere stati sequestrati in acque territoriali, loro malgrado, sono la testimonianza di uno Stato allo sbando. Qualsiasi altra nazione del mondo, avrebbe da subito messo in opera i suoi migliori uomini delle forze speciali, per quei cittadini italiani che non sono secondi a nessuno, e sarebbe andata lì a prenderli. Invece questo governo si è infilato in un tunnel senza uscita: e sono oramai alla mercé di non si sa quale caporione libico. Un annichilimento che lascerà tracce indelebili nelle carni e nelle menti di quelle famiglie e della dignità italiana.
Felice Antonio Vecchione