Portici lunghi, discreti, accoglienti per fare l’amore Bulàgna. Così cantava Dino Sarti nel 1973. Anche la commissione dell’Unesco è stata accogliente concretizzando il grande lavoro svolto dal sindaco Virginio Merola, dal sottosegretario Lucia Borgonzoni, dall’assessore Valentina Orioli e dalle realtà amministrative e politiche. Una dimostrazione che se si uniscono le forze si possono ottenere importanti risultati.
Romano Trerè

Risponde il condirettore de "il Resto del Carlino" Beppe Boni

I portici di Bologna non sono solo una espressione architettonica e urbanistica, sono qualcosa in più. Sono un luogo dell’anima e forse ci ha pensato anche Lucio Dalla quando compose il brano nel quale cantava che "nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino". Ora i portici che incorniciano il centro con i loro ghirigori, i giochi di luce e ombra, le colonne che cambiano di strada in strada, più austere o più moderne, e che raccontano la storia della città, sono riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità. Altri turisti verranno a conoscerli, a fotografarli, a provare il piacere di una passeggiata osservando le vetrine dei negozi. I portici creano intimità, allontanano dal traffico, quasi come passeggiare in un salotto che spazia nel cuore di Bologna. Quasi come se fossero una continuazione delle abitazioni le cui porte d’ingresso occhieggiano sulle pareti. In fondo è come camminare in una grande casa, accogliente, aperta, amicale. Ora l’Umanità guarda Bologna, al patrimonio riconosciuto. Ma i primi a dover volere bene ai portici, e ora ne hanno un motivo in più, sono i bolognesi e tutti coloro che ne usufruiscono. Teniamoli puliti, rispettiamoli perchè sono un valore immenso. Lo dice l’Unesco, ma noi lo sapevamo già, con maggior consapevolezza.
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