Direttore, rispondo alla lettera con il titolo Viva la lingua italiana, del 29 marzo  ed alla sua risposta a quella lettera. Effettivamente l'inglese si diffonde nel mondo con rapidità e forza.Le lingue più a rischio scompaiono ad una velocità che fa impressione, se si leggono le ricerche dell'Unesco  in questo campo. Nella sua risposta lei ha coniato senza volerlo la perfetta traduzione di smart working, lavoro da casa. E' solo questione di voler parlare in italiano e di non volersi appiattire sugli Stati Uniti (Shakespeare non c'entra niente con il dilagare dell'inglese). Mi ha anche colpito la sua affermazione sulle molte identità di ognuno di noi. Io sono un appartenente al villaggio dei miei gentiori nel Lazio, sono italiano e sono cittadino del mondo quando parlo in esperanto. Uso anche altre lingue e vivo in Inghilterra, ma queste altre lingue non sono parte della mia identità. Mi spiace notare che in Italia nessuno si renda conto di quanto ridono gli inglesi quando ci sentono dire smart uorking. pronunciato in modo chiaro come fosse italiano e non qualcosa di simile a smatuekin, tutto una parola con l'accento sulla prima sillaba. Il fatto vero, comunque è che quelli che abusano di termini inglesi, credono che gli italiani non abbiano più da dire niente al mondo e che debbono solo ascoltare ciò che dicono gli Stati Uniti. La reazione al virus ha già dimostrato che non è così.

Renato Corsetti